Valentina Di Paola

Nuovo dispositivo di conversione pensiero-voce in tempo reale

(1 Aprile 2025)

Roma –  Sviluppare un nuovo dispositivo in grado di tradurre l’attività vocale nel cervello in parole pronunciate in tempo reale. A questo obiettivo è stato orientato uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, condotto dagli scienziati dell’Università della California a San Francisco e Berkeley. Il team, guidato da Edward F. Chang e Gopala Anumanchipalli, ha ideato un approccio innovativo per aiutare le persone che hanno perso la possibilità di parlare a comunicare in modo più fluido. Le attuali interfacce cervello-computer in questa direzione, spiegano gli esperti, sono associate a un ritardo di alcuni secondi tra l’utente e l’output del computer, il che non favorisce una comunicazione fluente e articolata.

Ciò può portare a incomprensioni e frustrazione tra l’ascoltatore e il parlante. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno impiantato una nuova tecnologia in una donna di 47 anni con tetraplegia paralisi degli arti e del busto). La paziente aveva infatti avuto un ictus e non riusciva a parlare o vocalizzare da 18 anni. Gli autori hanno addestrato una rete neurale di apprendimento profondo utilizzando l’attività cerebrale della partecipante, che è stata registrata utilizzando elettrodi impiantati sulla sua corteccia sensomotoria del linguaggio, mentre pronunciava internamente frasi complete con 1.024 singole parole.

Il modello è stato quindi utilizzato per decodificare il parlato in incrementi di 80 millisecondi, simultaneamente all’intento vocale della partecipante, e quindi produrre un audio che imitasse la voce della partecipante addestrata utilizzando registrazioni precedenti all’infortunio. L’interfaccia, riportano gli autori, poteva anche generalizzare a parole a cui la partecipante non era stata esposta durante l’addestramento e gli autori hanno scoperto che il dispositivo poteva funzionare in modo continuo anziché in incrementi di pochi secondi. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche su un numero maggiore di partecipanti, questi dati preliminari sono molto incoraggianti, sostengono gli autori. Il sistema, concludono gli studiosi, potrebbe aiutare i pazienti affetti da paralisi del linguaggio a parlare in modo più naturale e fluido in tempo reale, migliorando la loro qualità di vita. (30Science.com)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).