Roma – Le pratiche agricole tradizionali indigene avrebbero plasmato, in meglio, l’evoluzione della manioca, una delle colture di base più importanti al mondo. Lo suggerisce un nuovo studio genomico, internazionale condotto dal National Museum of Natural History, Smithsonian Institution, Stati Uniti, dall’Embrapa Recursos Genéticos e Biotecnologia, Brasile, e dalla University of Warwick, Regno Unito, pubblicato su Science. La domesticazione delle piante e l’ascesa dell’agricoltura sono stati eventi trasformativi nella storia umana. on n ruolo importante, ad esempio per le colture di base, legate cioè a prodotti in grado di fornire un elevato numero di calorie all’organismo, spesso a larga diffusione. Di questi prodotti cardine fa parte anche la manioca (manioca o yuca), una radice “vitale” che sostiene quasi un miliardo di persone nei tropici. Sebbene sia classificata come la settima coltura più importante al mondo, la manioca è coltivata principalmente in piccole fattorie. La domesticazione della pianta risale all’Amazzonia sudoccidentale, dove il suo antenato selvatico si è propagato tramite semi. Mentre la coltivazione ad opera dell’uomo, che si diffuse in tutto il Sud e Centro America durante la metà dell’Olocene (~7000 anni fa), ha consentito la diffusione della manioca per propagazione clonale, tramite talee di fusto. Per comprendere le conseguenze genetiche delle pratiche tradizionali di coltivazione della manioca, i ricercatori hanno analizzato 573 genomi della pianta provenienti da tutte le Americhe, inclusi campioni sequenziati più di recente da esemplari di erbario, siti archeologici e parenti selvatici ed in particolare hanno sequenziato 19 lignaggi di manioca forniti da una comunità indigena Waurá nella regione brasiliana dello Xingu, dove gli agricoltori coltivano la manioca utilizzando metodi ancestrali. I risultati avrebbero rivelato un modello sorprendente nella manioca: tutte le varietà coltivate, in tutto il mondo, sembrerebbero condividere vaste regioni di DNA identico. Tramite un nuovo metodo di orologio molecolare, i ricercatori avrebbero dimostrano che questi segmenti genetici circolano da millenni, probabilmente come conseguenza dei metodi di coltivazione ad opera dell’uomo. Nonostante l’ampia interconnessione genetica della manioca, la pianta manterrebbe un grado molto elevato di diversità genetica: singole piante ospiterebbero, infatti, varianti genetiche sostanzialmente maggiore all’interno dei propri genomi rispetto a quella osservata tra campioni separati. I ricercatori ipotizzano che questi modelli si siano mantenuti nel tempo grazie alla selezione umana, che avrebbe favorito il mantenimento di piante robuste con elevata diversità genetica, contrastando il declino genetico tipicamente associato ai cloni longevi. “Il modello di diversità nella manioca evidenzia l’importante ruolo delle strategie di gestione tradizionali che hanno protetto le popolazioni clonali dai rischi introdotti attraverso migliaia di anni di propagazione”, concludono i ricercatori.(30Science.com)
30Science.com
Le pratiche agricole indigene hanno plasmato la diversità genetica della manioca per millenni
(6 Marzo 2025)

30Science.com
Agenzia di stampa quotidiana specializzata su temi di scienza, ambiente, natura, salute, società, mobilità e tecnologia. Ogni giorno produciamo una rassegna stampa delle principali riviste scientifiche internazionali e quattro notiziari tematici: Scienza, Clima & Natura, Salute, Nuova Mobilità e Ricerca Italiana
contatti:
redazione@30science.com
+ 39 3492419582