Valentina Di Paola

Alcune stelle nascono in formazioni “fluffy”

(20 Febbraio 2025)

Roma –  Nell’Universo primordiale, alcune stelle potrebbero essersi formate in nubi molecolari “fluffy” (soffici), invece che nelle classiche strutture filamentarie osservate nella Via Lattea. A questa curiosa ipotesi giunge uno studio, pubblicato su The Astrophysical Journal, condotto dagli scienziati della Kyushu University e dell’Osaka Metropolitan University. Il team, guidato da Kazuki Tokuda, ha analizzato i dati raccolti in 17 nubi molecolari nella Piccola Nube di Magellano, una galassia nana irregolare che orbita attorno alla Via Lattea, a circa 200.000 anni luce dalla Terra. I dati hanno mostrato che circa il 60 per cento delle nubi osservate era associata a una struttura filamentare, simile a quella della nostra galassia. Il restante 40 per cento, però, presentava una forma più irregolare e diffusa. Le differenze di temperatura tra i due tipi di nubi suggeriscono che la composizione chimica e la turbolenza del gas giocano un ruolo chiave nella formazione stellare e planetaria.

Le onde radio emesse dalle molecole di monossido di carbonio sono mostrate a colori. Più è luminoso il colore, più forte è l’emissione radio. Le croci al centro indicano la presenza di stelle neonate giganti. La figura a sinistra mostra una nube molecolare con una struttura filamentosa, mentre la figura a destra mostra un esempio di nube molecolare con una forma soffice. Barra della scala: un anno luce.
Credito
ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Tokuda et al.

Questa scoperta, sostengono gli autori, potrebbe fornire nuove prospettive sulla nascita delle stelle nell’Universo primordiale, quando gli elementi pesanti erano ancora scarsi. Le stelle, spiegano gli esperti, si formano in regioni dello spazio note come vivai o nubi stellari, dove alte concentrazioni di gas e polvere si fondono per dare origine agli astri. Nella Via Lattea, queste regioni sono spesso filamentose, con strutture lunghe e strette larghe circa 0,3 anni luce. Si ritiene che il nostro Sistema solare si sia formato in una nube di questo tipo, che ha poi generato il Sole e i suoi pianeti. La Nube di Magellano, che una quantità di elementi pesanti pari a solo un quinto di quella della Via Lattea, è caratterizzata da un ambiente chimico simile a quello tipico dell’Universo di 10 miliardi di anni fa, il che la rende perfetta per studiare le reazioni passate. Utilizzando il radiotelescopio ALMA in Cile, i ricercatori hanno ottenuto immagini ad alta risoluzione di queste nubi. Le analisi hanno rivelato che se una nube mantiene la sua struttura filamentosa, è più probabile che si spezzi in più parti e formi stelle di bassa massa con sistemi planetari, come il nostro Sole. Al contrario, nelle nubi “fluffy”, o soffici, il collasso gravitazionale potrebbe essere meno efficace, riducendo la probabilità di formazione di stelle con pianeti. “La comprensione della formazione stellare – afferma Tokuda – è in evoluzione anche per i corpi celesti che osserviamo oggi, ma capire l’Universo primordiale è ancora più complesso. Possiamo solo valutare ambienti cosmici che presentano condizioni simili a quelle tipiche del passato”. “I nostri risultati – aggiunge – suggeriscono che la presenza di elementi pesanti potrebbe essere fondamentale per mantenere le strutture filamentose delle nubi molecolari, e quindi per la formazione di sistemi planetari”. Nei prossimi step, i ricercatori intendono confrontare questi dati con osservazioni di nubi in galassie più ricche di elementi pesanti, inclusa la Via Lattea, per comprendere meglio come le condizioni chimiche influiscano sulla formazione stellare. Questo potrebbe fornire nuove informazioni sull’evoluzione dell’universo e sulla nascita di sistemi planetari come il nostro.(30Science.com)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).