Valentina Di Paola

Circa 150mila anni fa, gli esseri umani vivevano nelle foreste tropicali africane

(26 Febbraio 2025)

Roma – Gli esseri umani vivevano nelle foreste tropicali umide dell’Africa già 150mila anni fa. Lo dimostra uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, condotto dagli scienziati del Max Planck Institute of Geoanthropology. Il team, guidato da Eleanor Scerri e Eslem Ben Arous, ha analizzato i resti di un’antica abitazione nella foresta pluviale africana, la più antica evidenza della presenza umana in questo tipo di habitat. Questi risultati, commentano gli esperti, sfidano le idee convenzionali relative all’abitabilità delle antiche foreste tropicali, e suggerisce che l’Africa occidentale potrebbe essere stata un centro importante per l’evoluzione umana primitiva. Secondo le attuali teorie, gli esseri umani sono emersi dall’Africa circa 300mila anni fa prima di disperdersi in tutto il globo. I primi antenati della nostra specie vivevano nelle foreste pluviali in Asia e Oceania già 45mila anni fa, ma le prime prove che collegano le persone alle foreste pluviali in Africa risalgono a circa 18mila anni fa. In questo lavoro, il gruppo di ricerca ha considerato un sito chiamato Bété I, nell’attuale Costa d’Avorio, che contiene segni di occupazione umana, tra cui strumenti di pietra come picconi e oggetti più piccoli. I ricercatori hanno utilizzato diverse tecniche di datazione, tra cui la luminescenza otticamente stimolata e la risonanza di spin elettronico, per arrivare a una datazione di circa 150 mila anni fa. L’analisi dei sedimenti, spiegano gli autori, rivela condizioni ambientali riconducibili a una foresta tropicale umida. Questi risultati, concludono gli autori, rappresentano la più antica associazione chiara finora nota tra gli esseri umani e questo tipo di ecosistema. Ciò implica che le antiche foreste pluviali non erano inabitabili come si presumeva un tempo. (30Science.com)

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Strumento di pietra
Credito Jimbob Blinkhorn

La trincea inizialmente scavata dal team del professor Guédé era ricoperta di vegetazione quando i ricercatori vi sono tornati per lo studio attuale.
Credito
Jimbob Blinkhorn

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).