Valentina Di Paola

Nuova ipotesi sull’origine della vita, riguarda i ‘microfulmini’

(14 Marzo 2025)

Roma – I ‘microfulmini’ nelle goccioline d’acqua potrebbero aver giocato un ruolo chiave nell’origine della vita sulla Terra. Questa l’ipotesi formulata nell’ambito di uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati della Stanford University. Il team, guidato da Richard Zare, Yifan Meng e Yu Xia, ha dimostrato che l’acqua spruzzata in una miscela di gas presumibilmente presenti sul pianeta miliardi di anni fa, può portare alla formazione di molecole organiche con legami carbonio-azoto, tra cui l’uracile, uno dei componenti del DNA e dell’RNA. Secondo gli autori, quindi, l’origine della vita potrebbe essere legata dai numerosi scambi di microfulmini all’interno delle gocce d’acqua provenienti dall’infrangersi delle cascate o delle onde. Questi risultati avvalorano l’ipotesi di Miller-Urey, che sostiene che la vita sul pianeta abbia avuto origine da un fulmine. Questa teoria si basa su un esperimento del 1952, nell’ambito del quale è stato dimostrato che l’applicazione di elettricità a una miscela di acqua e gas può favorire la formazione di composti organici. “Le scariche microelettriche che si verificano nell’acqua nebulizzata – afferma Zare – formano tutte le molecole organiche osservate in precedenza nell’esperimento Miller-Urey. Secondo le stime attuali, per un paio di miliardi dopo la sua formazione, la Terra è stata caratterizzata da un mix di sostanze chimiche inorganiche. Il passaggio alle sostanze organiche è ancora piuttosto avvolto nel mistero”. I ricercatori hanno valutato il modo in cui le gocce d’acqua sviluppano cariche diverse quando divise da uno spruzzo o uno schizzo. Gli scienziati hanno scoperto che le gocce più grandi spesso trasportavano cariche positive, mentre quelle più piccole erano negative. Quando si scontravano, queste gocce formavano delle microscintille. I ricercatori ricercatori hanno utilizzato telecamere ad alta velocità per documentare i lampi di luce, praticamente impossibili da rilevare ad occhio nudo. Questi microfulmini trasportano comunque molta energia. Gli esperimenti hanno poi analizzato l’interazione di queste scintille con una miscela di gas contenente azoto, metano, anidride carbonica e gas di ammoniaca, che si pensa fossero tutti presenti sulla Terra primordiale. “Abbiamo osservato la formazione di molecole organiche con legami carbonio-azoto – riporta Zare – tra cui acido cianidrico, l’amminoacido glicina e l’uracile. Sulla Terra primordiale, c’erano spruzzi d’acqua ovunque. Di solito pensiamo all’acqua come qualcosa di innocuo, ma quando è divisa in piccole goccioline, si tratta di una risorsa altamente reattiva”. “Il nostro lavoro – conclude – potrebbe superare molti dei limiti associati all’ipotesi di Miller-Urey”. (30Science.com)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).