Gianmarco Pondrano d'Altavilla

L’aumento di CO2 mette a rischio sicurezza alimentare globale

(12 Marzo 2025)

Roma – L’aumento dei livelli di CO2 nell’atmosfera sta mettendo a rischio diverse colture a livello globale, minando così la sicurezza alimentare del pianeta. E’ quanto emerge da uno studio guidato dall’Accademia cinese delle scienze agricole e pubblicato su Engineering. Se da un lato emerge che l’aumento della CO2 atmosferica può avere determinati effetti positivi su alcune colture, come una migliore fissazione dell’azoto nei legumi, dall’altro gli autori sottolineano i numerosi effetti negativi che mettono a repentaglio la qualità e i livelli di produzione dei prodotti agricoli. Nello specifico è stato dimostrato che l’elevata CO 2 diminuisce il contenuto di azoto in colture diverse dai legumi e nella vegetazione legnosa. Questa riduzione dell’azoto influisce sulla sintesi di proteine e amminoacidi nelle piante. Ad esempio, è stato scoperto che le proteine del chicco di grano diminuiscono del 7,4 per cento in condizioni di elevata CO 2 e anche il contenuto di amminoacidi in vari organi delle piante diminuisce. Anche il contenuto di nutrienti minerali nei cereali è influenzato. Nel riso e nel mais, le concentrazioni di fosforo, zolfo, ferro, zinco, rame e manganese diminuiscono con livelli elevati di CO 2. Nel complesso, si prevede che le concentrazioni di minerali nei tessuti di alcune piante diminuiranno dell’8 per cento mentre i carboidrati non strutturali totali aumenteranno. Questi cambiamenti nella composizione delle colture rappresentano minacce significative per la sicurezza alimentare globale. La diminuzione di proteine dei cereali, aminoacidi e nutrienti minerali potrebbe portare a un raddoppio della malnutrizione proteico-calorica e della carenza di micronutrienti, soprattutto in regioni come l’Africa, dove i terreni sono poveri di nutrienti. Inoltre, l’aumento di carboidrati non strutturali nelle colture di cereali potrebbe aumentare l’incidenza del diabete a causa di diete ricche di amido. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla