Roma – Nelle giuste condizioni, la lenticchia d’acqua si coltiva essenzialmente da sola, promuovendo la salute del suolo e dell’umanità. A esplorare questo curioso concetto uno studio, pubblicato sulla rivista del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL), condotto dagli scienziati del CSHL e dell’Istituto Medico Howard Hughes (HHMI). Il team, guidato da Rob Martienssen e Evan Ernst, ha esaminato la lenticchia d’acqua per oltre 15 anni, sviluppando nuove sequenze del genoma per cinque specie. Dalle acque reflue alle pozzanghere, spiegano gli esperti, in determinate condizioni le piante acquatiche possono crescere liberamente senza necessità di particolari accorgimenti. Le sequenze analizzate nell’indagine rivelano diversi geni che potrebbero essere alla base delle caratteristiche uniche e della versatilità della pianta. “L’uso di tecnologie all’avanguardia – sottolinea Martienssen – ci ha permesso di creare un catalogo di geni estremamente accurato. Potevamo dire esattamente quali geni erano presenti e quali no. Molti geni mancanti sono responsabili delle caratteristiche della pianta: stomi aperti o mancanza di radici. Potevamo identificare i geni responsabili di ogni tratto”. Gli esperti hanno evidenziato i geni legati a determinate caratteristiche della specie. Ad esempio, riportano gli studiosi, la mancanza di radici in alcune specie aumenta ulteriormente il potenziale della lenticchia d’acqua, rendendo più facile per la pianta prosperare in qualsiasi ambiente acquatico. Alcuni tratti promuovono un’elevata produzione di proteine, consentendone l’uso come mangime per animali. Altri promuovono l’accumulo di amido, rendendo la pianta matura per la produzione di biocarburante. Attualmente, sottolineano gli autori, diverse industrie sono interessate alla crescita delle lenticchie d’acqua in diversi ambiti”. Gli scienziati sperano che i loro genomi aprano le porte a un nuovo mondo di applicazioni, che spaziano dalla genomica alla coltivazione fino alla protezione della biodiversità.(30Science.com)
Valentina Di Paola
Le lenticchie d’acqua si possono autoprodurre
(1 Aprile 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).