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On line “WeMed 2024, Società, economia e ambiente nel Mediterraneo”

(1 Aprile 2025)

Roma – Nel 2023 la popolazione con meno di 14 anni rappresenta una quota pari o superiore a un quarto della popolazione totale in quasi tutti i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, con i valori più elevati in Palestina (38,4%), Egitto (32,6%) e Giordania (31,5%). Nei Paesi dell’Unione europea, invece, tale indicatore presenta un valore massimo per la Francia, pari al 17%, e minimo per l’Italia (12,4%). L’area dei Balcani occidentali ha quote di popolazione minore di 14 anni leggermente superiori a quelle dell’area Ue.  Per la popolazione anziana in età 65 anni e oltre i Paesi Ue mostrano i valori più elevati, superiori al 20%, tranne che a Cipro e Malta, e un valore massimo per l’Italia (24%).  Lievemente minore è la quota di anziani nella popolazione dei Balcani occidentali e molto più ridotta nei Paesi extra-europei, dove soltanto Israele e Libano hanno quote di anziani superiori, seppure di poco, al 10%. È online e in formato digitale “WeMed – Edizione 2024. Società, economia e ambiente nel Mediterraneo”, realizzato nell’ambito  dell’Accordo di collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e l’Istituto di Studi sul Mediterraneo (CNR-ISMed). WeMed è un prodotto statistico innovativo che offre, attraverso 146 indicatori, selezionati a partire dal 2001 fino all’ultimo anno disponibile, un’analisi dettagliata e multidimensionale delle dinamiche sociali, economiche, ambientali e di genere dei Paesi che gravitano sul Mediterraneo. La piattaforma è organizzata in quattro aree tematiche: Popolazione e società, Economia, Ambiente e risorse naturali, Confronti di genere. L’approccio seguito integra molteplici ambiti, dai cambiamenti demografici e del mercato del lavoro alle tematiche di salute, scolarizzazione, economia, relazioni internazionali, agricoltura, ambiente, infrastrutture; inoltre, la piattaforma affronta la dimensione di genere in maniera trasversale attraverso un’area dedicata. La copertura geografica di WeMed comprende i 26 Paesi che gravitano principalmente sul Mare Mediterraneo, di cui nove appartenenti all’Unione europea (Spagna, Portogallo, Francia, Italia, Slovenia, Croazia, Grecia, Malta e Cipro), sei ai Balcani occidentali (Serbia, Kosovo, Bosnia- Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania), sei al Medio Oriente (Turchia, Siria, Libano, Giordania, Israele, Palestina), cinque al Nord Africa (Egitto, Libia, Tunisia, Algeria,
Marocco). La piattaforma è sviluppata adottando risorse open source per garantire trasparenza, accessibilità e sostenibilità nel tempo e consente una lettura territoriale interattiva tramite la visualizzazione di grafici dinamici e mappe geografiche. Il prodotto WeMed dell’edizione 2024 si compone di diversi
moduli informativi: 12 Pagine di analisi tematica; una Dashboard per la ricerca diretta o guidata degli indicatori e la rappresentazione attraverso mappe e grafici interattivi delle distribuzioni territoriali di ogni indicatore e delle serie storiche nazionali e, infine, una sezione sugli Aspetti metodologici che documenta il complesso lavoro di acquisizione, confronto e selezione dei dati provenienti dalle più accreditate fonti statistiche internazionali.

La quota di popolazione in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave nel 2021 mostra valori critici o addirittura molto critici in diversi Paesi mediterranei extra-europei. È il caso soprattutto della Libia (39,8%) e del Libano (36,5%), ma anche in Egitto, Tunisia e Palestina oltre un quarto della popolazione rientra in tale condizione. Molto meno diffusa questa criticità nei Paesi balcanici (meno del 15%) e ancor meno nei Paesi dell’Unione europea, con i valori più favorevoli in Italia (5,7%), Grecia (6,3%) e Francia (6,6%). L’Indice di sviluppo umano (Human Development Index, HDI), adottato a partire dal 1993 dall’ONU per valutare la qualità della vita della popolazione (come misura sintetica di salute, istruzione e reddito), supera il valore di 0,90 in gran parte dei Paesi Ue e in Israele. In Italia esso è pari a 0,91. Nei Balcani occidentali, tale indicatore varia da un massimo del Montenegro (0,84) e il minimo della Macedonia del Nord (0,77), mentre nel Medio Oriente in Turchia risulta più elevato (0,86). Nei restanti Paesi extra-europei, l’indice si colloca nell’intervallo 0,70-0,75, con un dato particolarmente negativo per la Siria (0,56), evidentemente legato alle conseguenze degli eventi bellici degli anni precedenti. Il mercato del lavoro nei Paesi del Mediterraneo si distingue per profonde disparità regionali e strutturali, determinate da fattori economici, demografici e culturali. Le differenze nei tassi di attività dei giovani sono evidenti: Malta si conferma il Paese Ue con la partecipazione giovanile più elevata (54,2%), mentre Grecia e Italia si collocano su valori significativamente più bassi, rispettivamente al 24,8% e al 26,4%. Nei Balcani e in Medio Oriente, la situazione è ancora più frammentata. Israele, con un tasso del 47,6%, si posiziona al di sopra della media, mentre Siria, Giordania e i Paesi del Nord Africa registrano livelli molto bassi, con la Libia che raggiunge appena il 17,1% e l’Algeria il 23,3%. Guardando i dati del 2023, la disoccupazione giovanile rappresenta una delle sfide più urgenti, con tassi particolarmente elevati in alcuni Paesi del Mediterraneo meridionale. In Libia, il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 49,4%, seguono Giordania (40,8%) e Tunisia (37,5%). Anche in Europa il problema è rilevante: in Spagna e Italia, il tasso di disoccupazione tra i giovani si attesta rispettivamente al 28,7% e al 22,7%, valori tra i più alti dell’area. La distribuzione settoriale dell’occupazione varia sensibilmente da Paese a Paese. In alcuni, come Albania e Marocco, l’agricoltura continua a occupare una quota significativa della forza lavoro, con percentuali rispettivamente del 34,9% e del 30,8%. Nei Paesi più sviluppati, invece, questo settore ha un peso marginale: in Francia solo il 2,6% della
popolazione attiva lavora in agricoltura, mentre in Italia la percentuale è del 3,8%. L’industria mantiene un ruolo rilevante nei Balcani, con Bosnia-Erzegovina e Slovenia che registrano livelli occupazionali superiori al 30%, mentre in Paesi come Francia e Giordania il settore industriale ha un peso inferiore al 20%. Tuttavia, il comparto predominante nella maggior parte delle economie avanzate del Mediterraneo è quello dei servizi, con Malta, Israele e Francia in posizione di leadership, tra il 78% e l’83,5% della forza lavoro, e l’Italia al 69,3%, grazie alla crescente importanza del turismo, del commercio e di altri settori terziari. Nel 2023 il Pil della regione del Mediterraneo è risultato pari ad oltre 10mila miliardi di dollari, concentrato in prevalenza nei Paesi dell’Unione europea (73,4% del totale), in particolare in Francia (29,3%), Italia (21,8%) e Spagna (15,3%). I Paesi del Medio Oriente incidono per il 16,6%, quelli del Nord Africa per l’8,5%, mentre il peso dei Balcani occidentali è pari all’1,5%. La dinamica del Pil nel periodo 2001-2023 presenta una crescita sensibilmente minore nei Paesi dell’Unione europea (ad esclusione di Malta e Cipro) che occupano sette delle ultime nove posizioni per tasso medio di crescita, con Italia e Grecia (+0,4%) agli ultimi posti. Kosovo (+4,3%) e Albania (+4%) nei Balcani occidentali, Giordania (+4%) e Turchia (+5%) in Medio Oriente, Libia (+7%) ed Egitto (+4,3%) in Nord Africa risultano i Paesi a maggior crescita. I prodotti energetici costituiscono una quota rilevante degli scambi commerciali dei Paesi del Mediterraneo e la maggior parte dei 26 Paesi dell’area registra una bilancia commerciale energetica in deficit. Tra i Paesi con una bilancia energetica in attivo, l’incidenza dei combustibili sulle esportazioni totali risulta particolarmente alta in Algeria (96,1%), Libia (94,4%), Cipro (49%), Montenegro (36,7%) e Grecia (32,4%). La Francia è l’unico Paese dell’area mediterranea che soddisfa l’obiettivo della Strategia europea per la quota di almeno il 30% di aree marine protette, mentre per le aree terrestri protette l’obiettivo del 30% è stato raggiunto da altri cinque Paesi dell’Unione
europea: Slovenia, Cipro, Croazia, Grecia e Malta. L’Italia è ancora piuttosto distante dagli obiettivi per le aree marine (circa 10% di aree protette), mentre per quelle terrestri supera di poco il 20%. Nelle altre macroregioni, i risultati più positivi riguardano le aree terrestri, e in particolare l’Albania nei Balcani occidentali (quasi il 20%), Israele nel Medio Oriente (con una quota vicina al 25%) e l’Egitto nel Nord Africa (poco meno del 15%). Nell’ultimo ventennio si nota una sostanziale stabilità dell’incidenza della superficie agricola rispetto alla superficie totale per quasi tutti i Paesi principali della regione del Mediterraneo. I Paesi che presentano variazioni più marcate in diminuzione sono l’Italia (passata dal 52,4% nel 2001 al 41,9% nel 2021) insieme a Spagna, Grecia e Palestina, quelli con variazioni in aumento sono la Croazia e il Libano. Per il consumo di fertilizzanti in agricoltura si assiste a un calo generalizzato a partire dagli anni 2007 e 2008, ma con intensità diverse nei singoli Stati e nelle macro-regioni. In particolare, tra i Paesi dell’Unione europea la Francia e l’Italia presentano un comportamento più virtuoso con un calo costante delle quantità per ettaro di superficie coltivabile: per la Francia si passa da 227,7 kg nel 2001 a 153,3 nel 2021 e per l’Italia da 168,6 kg a 133,2. L’Egitto è il Paese dell’intera area mediterranea in cui si registrano i valori più critici durante l’arco del ventennio, superando in media annua i 500 chili per ettaro di superficie coltivabile. L’indice di connettività del trasporto marittimo di linea (Liner Shipping Connectivity Index) è un indice composito che sintetizza il grado di integrazione di un Paese all’interno del network di linee di trasporto marittimo 1 . La Spagna è il Paese della regione del Mediterraneo con il grado più elevato di connettività marittima (412,6), seguono, a distanza, Italia (294,5), Turchia (284,5), Francia (269,7), Egitto (265,5), Marocco (253) e Grecia (202,2). In tutti i Paesi della regione del Mediterraneo si rileva un livello più favorevole della speranza di vita per la componente femminile. Nel 2022 il valore più elevato spetta alla Spagna
(85,9 anni), a differenza della componente maschile, dove i valori più elevati sono quelli di Malta, Israele e Italia (compresi tra 80,7 e 80,6 anni). Le realtà più critiche riguardano la speranza di vita femminile in Egitto (72,6 anni) e il massimo scarto femmine/maschi in Siria, andamento sicuramente legato anche alle vicende belliche del decennio scorso. Le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro mediterraneo restano significative, con le donne penalizzate in partecipazione, salari e opportunità di carriera. Nei Paesi dell’Ue, il divario è meno accentuato ma ancora presente: in Italia, solo il 56,4% delle donne è attivo rispetto al 74,6% degli uomini, mentre in Spagna il tasso di attività femminile è del 69,9%. Nei Balcani, in Nord Africa e in Medio Oriente, la partecipazione femminile è ancora più bassa, con la Giordania al 14,5% e l’Algeria e la Tunisia sotto il 30%. La disoccupazione femminile è più alta ovunque: in Palestina, già prima del recente conflitto, raggiungeva il 40%, in Giordania il 26,6%, con differenze tra disoccupazione femminile e maschile anche in Europa, dove in Spagna è al 13,9% (contro il 10,6%) maschile e in Italia all’8,8% (contro il 6,8%).(30Science.com)

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