Roma – Con le giuste misure, la concentrazione di macroplastiche sulle coste dell’UE potrebbe essere ridotta del 42 per cento nei prossimi cinque anni. I suoli europei contengono una quantità allarmante di residui metallici nocivi, ma si prevede che politiche dedicate li ridurranno. Sono questi alcuni dei risultati che emergono dallo Zero Pollution Monitoring and Outlook. Il rapporto , pubblicato dal Centro comune di ricerca (JRC) e dall’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), illustra lo stato attuale dell’inquinamento nell’UE e valuta i progressi verso gli obiettivi del Piano d’azione Zero Pollution per il 2030. Il JRC ha sviluppato modelli matematici per comprendere e quantificare gli impatti ambientali dei consumi dell’UE, che riguardano cibo, mobilità, edilizia, beni per la casa ed elettrodomestici. Secondo questi modelli, l’attuale consumo dell’UE non è sostenibile per il pianeta. Il consumo alimentare è il principale fattore che contribuisce al problema, rappresentando il 57 per cento dell’impronta di consumo totale. Tuttavia, le prospettive per il 2030 suggeriscono che l’UE potrebbe ridurre significativamente la propria impronta ambientale accelerando la transizione verso un’economia circolare. Le attività umane hanno anche un impatto significativo sul suolo: le attività industriali rilasciano contaminanti come metalli pesanti e inquinanti organici persistenti, mentre l’agricoltura aggrava il problema attraverso l’uso eccessivo di fertilizzanti, pesticidi e antibiotici. Queste attività danneggiano la salute e la fertilità del suolo, riducendo la biodiversità e la resa agricola. L’inquinamento del suolo nell’UE è valutato dall’EU Soil Observatory (EUSO) guidato dal JRC . I ricercatori raccolgono periodicamente migliaia di campioni di suolo da tutta Europa per analizzarne le proprietà, condividendo i dati sull’European Soil Data Centre (ESDAC) per aiutare i decisori politici e le parti interessate a comprendere le condizioni del suolo e a gestirlo in modo responsabile. Attualmente, i metalli nocivi sono prevalenti in tutti i terreni europei, con alcune aree che superano i livelli di sicurezza per la salute umana. Inoltre, il 75 per cento dei terreni agricoli contiene residui di pesticidi. Le prospettive presentano delle sfide, ma evidenziano anche delle tendenze positive: le concentrazioni di piombo sono già diminuite grazie a politiche dedicate; si prevede che i livelli di cadmio diminuiranno a causa del Regolamento UE sui fertilizzanti ; si prevede che anche i livelli di mercurio diminuiranno. L’inquinamento marino è una ulteriore preoccupazione globale e ha effetti negativi sulla salute dei nostri mari. Può anche rappresentare una minaccia per la salute umana e avere un impatto serio sui settori sociali ed economici come il turismo e la pesca. Il JRC ha contribuito a sviluppare standard per il monitoraggio dei rifiuti costieri e la valutazione delle anomalie. Gli Stati membri dell’UE ora monitorano le loro coste nazionali utilizzando questo approccio coerente, che ha consentito al JRC di effettuare un’analisi completa della situazione. Le politiche dell’UE e gli sforzi regionali si stanno dimostrando efficaci: i dati mostrano una diminuzione complessiva del 29 per cento dei rifiuti sulle coste dell’UE rispetto al 2015-2016, con significative riduzioni di plastica monouso (40 per cento), articoli legati alla pesca (20 per cento) e sacchetti di plastica (20 per cento). Le prospettive suggeriscono che, con la piena attuazione delle politiche future e una gestione efficiente dei rifiuti, la concentrazione di macroplastiche sulle coste dell’UE potrebbe essere ridotta del 42 per cento entro il 2030. Tuttavia, molte aree mostrano una concentrazione di rifiuti molto elevata che potrebbe essere ridotta solo con sforzi aggiuntivi. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla
UE, la concentrazione delle microplastiche sulle coste può̀ essere ridotta del 42 per cento
(3 Marzo 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla