Roma – Innescare il “suicidio” delle piante parassite così da ottenere raccolti più ricchi in maniera ecosostenibile: è il risultato ottenuto da un team di ricerca guidato dalla Università della California – Riverside (UCR) che ha pubblicato i propri risultati su Science. Al centro della nuova ricerca c’è una classe di ormoni chiamati strigolattoni, sostanze chimiche poco appariscenti che svolgono un duplice ruolo. Internamente, aiutano a controllare la crescita e la risposta delle piante a situazioni di stress come l’acqua insufficiente. Esternamente, fanno qualcosa di insolito per gli ormoni vegetali. “La maggior parte delle volte, gli ormoni vegetali non si irradiano esternamente, non vengono essudati. Ma questi sì”, ha affermato David Nelson, biologo vegetale dell’UCR e coautore dell’articolo. “Le piante usano gli strigolattoni per attrarre funghi nel terreno che hanno una relazione benefica con le radici delle piante”. Sfortunatamente però questi ormoni attirano anche le piante parassite. Una volta che le erbacce avvertono la presenza degli strigolattoni, germinano e si attaccano alle radici della coltura, privandola dei nutrienti essenziali. I ricercatori sono riusciti però a produrre anche in laboratorio questi ormoni e intendono utilizzarli come innesco, per far germogliare le piante parassite anche in assenza di nutrienti delle colture delle quali cibarsi. Questa germinazione “a vuoto” porterebbe all’autodistruzione delle piante parassite stesse. “Queste erbacce aspettano un segnale per svegliarsi. Possiamo dare loro quel segnale al momento sbagliato, quando non c’è cibo per loro, così germogliano e muoiono”, ha detto Nelson. “È come accendere il loro stesso interruttore contro di loro, incoraggiandole essenzialmente a suicidarsi”. I ricercatori puntano ora a testare la loro soluzione al di fuori del laboratorio.(30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Scienziati innescano il “suicidio” delle piante parassite per sostenere l’agricoltura
(25 Marzo 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla