Roma – Per la prima volta, i ricercatori hanno modificato geneticamente dei microbi per produrre una plastica resistente e flessibile, simile al nylon. È quanto emerge da uno studio guidato dall’ Istituto avanzato di scienza e tecnologia della Corea (KAIST) e pubblicato su Nature Chemical Biology. In passato i batteri sono stati utilizzati per generare poliesteri come i poliidrossialcanoati (PHA), ma le plastiche simili al nylon, come quelle utilizzate nella produzione di abbigliamento e scarpe, sono sempre risultate difficili da creare, fino ad ora. I batteri producono naturalmente polimeri per immagazzinare i nutrienti in periodi di scarsità, ma utilizzare i batteri per creare una plastica simile al nylon è una sfida perché non esistono enzimi naturali che creino questo tipo di polimero. Per risolvere questo problema, i ricercatori hanno modificato i geni che codificano gli enzimi di una serie di specie batteriche e li hanno inseriti come anelli di DNA chiamati plasmidi nell’Escherichia coli. Il prodotto finale è risultato essere una bioplastica chiamata poli(estere ammide), o PEA, che consiste principalmente di poliestere con alcuni legami ammidici simili al nylon. Il nylon è un polimero contenente legami ammidici al 100 per cento, quindi c’è ancora della strada da fare prima che i batteri riescano a imitarlo completamente. Tuttavia i test hanno rivelato che un tipo di PEA presentava proprietà fisiche, termiche e meccaniche – come resistenza e flessibilità – paragonabili a quelle del polietilene, una delle materie plastiche commerciali più ampiamente utilizzate anche nel settore del vestiario. (30Science.com)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Prodotto per la prima volta “nylon” da batteri
(18 Marzo 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla