Roma – Contrariamente a quanto ritenuto finora, le foreste pluviali temperate fredde non solo sono molto resistenti ai fattori di disturbo, ma addirittura ne dipendono per la loro sopravvivenza. È quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Melbourne e pubblicato su Forest Ecosystems. Lo studio si è concentrato sul Nothofagus moorei , o faggio antartico, un albero imponente che costituisce la spina dorsale di questi ecosistemi. Il team di ricerca ha analizzato i dati degli esperimenti selvicolturali avviati negli anni ’60 in 15 appezzamenti nel New South Wales settentrionale in Australia. Questi esperimenti hanno comportato diversi livelli di rimozione della chioma, offrendo un’opportunità unica per studiare come le specie della foresta pluviale rispondono a varie intensità di disturbo. Utilizzando modelli statistici avanzati, i ricercatori hanno esaminato i tassi di crescita degli alberi in seguito a disturbo, i tassi di mortalità in risposta a diversi livelli di disturbo e il successo dello sviluppo di nuovi alberi. I risultati hanno evidenziato che N. moorei è cresciuto più velocemente in seguito a intensità di disturbo più elevate. Inoltre, il 60 per cento delle 30 specie esaminate è riuscito a ricrescere dopo il disturbo, evidenziando la resilienza ecologica delle foreste pluviali temperate . Queste scoperte hanno implicazioni significative per le strategie di conservazione. “Escludere attivamente tutte le forme di disturbo potrebbe in realtà minacciare la sopravvivenza di specie come N. moorei “, spiega Kate A. Simmonds, autrice corrispondente dello studio “Queste foreste hanno bisogno di disturbi di una certa entità per mantenere la loro diversità ecologica”. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Le foreste pluviali temperate sono molto più resistenti di quanto si pensasse
(24 Marzo 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla