Roma – Per affrontare l’inquinamento da aerosol organici, un tipo di particolato assai nocivo, non basta filtrare il particolato stesso, ma si devono affrontare anche i gas precursori che ne sono alla base. È quanto emerge da un nuovo studio guidato dal Paul Scherrer Institute PSI e pubblicato su Nature Geoscience. Gli autori hanno analizzato in dettaglio la formazione di questi aerosol organici, scoprendo che a differenza di quanto creduto in precedenza, si formano molto spesso solo dopo diverse fasi di ossidazione. Ciò suggerisce che l’inquinamento con particolato antropogenico ha un impatto regionale maggiore di quanto precedentemente ipotizzato. Ciò a sua volta suggerisce che non è sufficiente ridurre semplicemente le emissioni dirette da fabbriche, case e veicoli, ad esempio, con filtri per particolato. Piuttosto, anche i gas precursori da cui si formano in seguito aerosol organici dannosi devono essere controllati. In precedenza, i ricercatori avevano ipotizzato che gli aerosol organici si formassero attraverso un singolo passaggio di ossidazione. Tuttavia, il nuovo studio rivela che le emissioni antropogeniche si comportano in modo diverso. I gas precursori, come il toluene e il benzene provenienti dai gas di scarico delle automobili e dalla combustione di materiale organico, subiscono molteplici fasi di ossidazione prima di formare particelle solide. “Questa scoperta sfida la precedente ipotesi secondo cui gli inquinanti si formano principalmente vicino alle fonti di emissione”, afferma Imad El Haddad, project leader del nuovo studio. “Dimostra invece che gli aerosol antropogenici subiscono un processo di formazione più lungo, per cui i loro impatti si estendono a livello regionale”. Il team di ricerca stima che questa ossidazione multifase rappresenti oltre il 70 percento dell’inquinamento totale da aerosol organico antropogenico. I loro risultati possono migliorare i modelli di inquinamento atmosferico consentendo previsioni più accurate delle concentrazioni di particolato, fornendo una migliore comprensione degli impatti regionali. Sottolineano inoltre l’importanza di controllare non solo l’emissione diretta di particolato, ad esempio tramite filtri antiparticolato, ma anche l’emissione di gas precursori che in seguito formano particelle solide. Ciò potrebbe aiutare a combattere l’inquinamento atmosferico in modo più efficace e quindi a migliorare la salute pubblica.(30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Inquinamento da particolato, anche i gas precursori devono essere controllati
(25 Marzo 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla