Roma – Grazie a un metodo innovativo basato sull’energia solare è stato possibile trasformare i fanghi di depurazione, un sottoprodotto del trattamento delle acque reflue, in idrogeno (H2) e proteine unicellulari per mangimi animali. È quanto emerge da uno studio guidato dalla Nanyang Technological University di Singapore (NTU Singapore) e pubblicato su Nature Water. Ogni anno nel mondo vengono generate più di 100 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione, una quantità che aumenta ogni anno. Tuttavia, i metodi di smaltimento comuni, come l’incenerimento o lo sversamento in discarica, richiedono molto tempo, sono inefficienti dal punto di vista energetico e contribuiscono all’inquinamento ambientale. Per affrontare il problema, i ricercatori della NTU hanno creato un processo in tre fasi alimentato ad energia solare che integra tecniche meccaniche, chimiche e biologiche. Il processo inizia con la scomposizione meccanica dei fanghi di depurazione. Un trattamento chimico separa i metalli pesanti nocivi dai materiali organici, tra cui proteine e carboidrati. Successivamente, un processo elettrochimico alimentato ad energia solare utilizza elettrodi specializzati per trasformare i materiali organici in prodotti utili, come l’acido acetico, un ingrediente fondamentale per l’industria alimentare e farmaceutica, e l’idrogeno, una fonte di energia pulita. Infine, degli specifici batteri attivati dalla luce vengono introdotti nel flusso di liquido elaborato. Questi batteri convertono i nutrienti nel fluido in proteine monocellulari adatte all’alimentazione animale. Il ricercatore co-responsabile Professor Zhou Yan ha affermato: “Il nostro processo alimentato a energia solare dimostra come possiamo affrontare più sfide contemporaneamente, trasformando un prodotto di scarto difficile in energia pulita e proteine nutrienti. Integrando approcci meccanici, chimici e biologici, il nostro metodo ha affrontato con successo l’inquinamento e la scarsità di risorse, offrendo una nuova strategia sostenibile nella gestione delle acque reflue”. (30Science.com)