Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Dalla genetica una nuova scoperta per creare cereali resistenti al climate change

(17 Marzo 2025)

Roma – Per la prima volta è stato mappato il genoma su scala cromosomica di una specie di orzo selvatico, individuando caratteristiche genetiche che forniscono la base per la produzione su vasta scala di cereali resistenti al riscaldamento globale. È quanto emerge da uno studio guidato dall’Accademia di Pechino per l’agricoltura e le scienze forestali e pubblicato su Nature Plants. La ricerca ha riguardato la specie di orzo selvatico, Hordeum brevisubulatum , nota per la sua eccezionale tolleranza ai terreni alcalini e salini. Gli autori hanno identificato nel patrimonio genetico di quest’ultima, delle caratteristiche critiche, tra cui la duplicazione dei geni di risposta allo stress che consentono un’assunzione efficiente di nutrienti in condizioni di stress alcalino. Quando sovraespressi, questi geni raddoppiavano la biomassa e offrivano rese migliori in condizioni difficili. Il team ha anche scoperto che un altro gene è in grado di ridurre lo stress ossidativo in ambienti salino-alcalini. In seguito a queste scoperte, il team ha sviluppato un nuovo cereale esaploide a base di orzo e grano, Tritordeum (AABBII), sostituendo il sottogenoma ‘D’ del grano con il genoma I di H. brevisubulatum . Questa nuova coltura ha mostrato un notevole aumento del 48 per cento nell’assorbimento di nitrati e un aumento del 28 per cento nella resa del grano sotto stress rispetto al grano convenzionale. Il prorettore della australiana Murdoch University – coinvolta nello studio -, il professor Peter Davies, ha dichiarato: “Questo studio fondamentale non solo fa progredire la comprensione globale dell’adattamento delle piante allo stress, ma posiziona anche l’Australia all’avanguardia nell’innovazione delle colture climate-smart. Accelerando l’integrazione dei tratti genetici dell’orzo selvatico nei programmi di breeding, i ricercatori saranno in grado di fornire nuove varietà entro il prossimo decennio e offrire soluzioni tempestive agli agricoltori che combattono l’aumento delle temperature e il degrado del suolo”. (30Science.com)

 

Gianmarco Pondrano d'Altavilla