Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Cnr: il Mediterraneo è a un bivio tra instabilità e sviluppo

(13 Marzo 2025)

Roma – L’area del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano si trova a un bivio storico tra immense possibilità di sviluppo anche green e il rischio di ricadere sempre più in una spirale di instabilità geopolitica. È quanto emerge dal “Mediterranean Economies 2024” (ME24) ventennale Rapporto curato dall’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed), edito dal Mulino e presentato oggi a Napoli presso l’Aula Magna dell’Università Parthenope. “La Dichiarazione di Barcellona, adottata nel novembre 1995, mirava all’integrazione regionale tra il Mediterraneo meridionale e l’Euro-Mediterraneo, ma, da allora, l’instabilità politica, i conflitti e le fragilità economiche hanno ampliato il divario economico tra le due sponde. L’Agenda per il Mediterraneo dell’UE mira a colmare il divario tra le due sponde attraverso la costruzione di partnership e un investimento di 7 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. L’obiettivo”, spiega Salvatore Capasso, curatore del volume e direttore del Cnr-DSU, “è mobilitare fino a 30 miliardi di euro in investimenti privati e pubblici nella regione nel corso del prossimo decennio, nell’ambito dello Strumento di Vicinato, Cooperazione allo Sviluppo e Cooperazione Internazionale. Sebbene le iniziative dell’UE siano essenziali, ritengo che esse siano insufficienti per affrontare i problemi strutturali più profondi che hanno afflitto la regione per decenni.” Il volume analizza le trasformazioni in atto nella regione, individuando cinque dimensioni chiave: Geopolitica e sicurezza, Resilienza economica e transizione digitale, Migrazione e mobilità, Transizione verde e sicurezza energetica, Sviluppo umano e governance. Per quel che riguarda gli aspetti economici in particolare emerge che l’ integrazione economica tra UE e Mediterraneo meridionale sia rimasta incompleta. Sebbene iniziative UE come il NDICI investano in crescita sostenibile e digitale, persistono sfide legate all’alto debito, instabilità politica e bassa diversificazione economica. ICT e smart cities possono migliorare produttività e sostenibilità, ma la transizione è ostacolata da sussidi ai combustibili fossili e infrastrutture inadeguate. A trent’anni dalla Dichiarazione di Barcellona, il divario economico tra il Mediterraneo meridionale e l’Europa non solo persiste, ma in molti casi si è ampliato. Il PIL pro capite della Giordania è sceso dal 26,6 per cento della media euro-mediterranea nel 1994 al 19,9 per cento nel 2021; il Libano dal 33,4 per cento al 25,9 per cento; la Libia, un tempo tra le economie più forti della regione, è crollata dal 68,3 per cento al 39,6 per cento. Quanto invece alle migrazioni, il cambiamento climatico sta trasformando profondamente il Mediterraneo, con impatti diretti sull’agricoltura e sulle migrazioni. L’aumento delle temperature, le siccità prolungate e gli eventi estremi stanno riducendo la produttività agricola, soprattutto nel Mediterraneo meridionale, spingendo molte persone a migrare in cerca di migliori condizioni economiche. I dati mostrano una correlazione tra il declino agricolo e l’aumento dei flussi migratori, con una migrazione interna più marcata nei paesi del sud e una maggiore emigrazione verso l’esterno nei paesi del nord. Questa dinamica rischia di ampliare le disparità economiche tra le regioni, accelerando il riequilibrio della forza lavoro. Per affrontare queste sfide, servono politiche mirate per la resilienza agricola, la cooperazione regionale e lo sviluppo economico sostenibile. Da ultimo sulla transizione energetica emerge che la regione il Medio Oriente e Nord Africa (MENA) MENA detiene il 52 per cento delle riserve petrolifere mondiali, ma affronta pressioni ambientali e richieste di decarbonizzazione. L’energia solare e l’idrogeno emergono come settori strategici, ma la dipendenza da combustibili fossili e la volatilità geopolitica ostacolano la transizione. Le importazioni di petrolio in Europa sono aumentate dell’11,2 per cento nel 2022, superando i 14 milioni di barili al giorno. Parallelamente, le esportazioni di petrolio dal Medio Oriente sono cresciute dell’8,7 per cento, consolidando il ruolo della regione come fornitore strategico. Spagna, Francia e Italia guidano l’uso di energie rinnovabili nel Mediterraneo, con un forte incremento dell’energia eolica e solare. Nonostante gli sforzi, Francia e Italia continuano a essere tra i principali consumatori di petrolio e gas nella regione. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla