Roma – Grazie a specifici batteri modificati è stato possibile produrre con notevole efficienza della plastica biodegradabile. È quanto emerge da uno studio guidato dalla South Dakota School of Mines and Technology e pubblicato su Systems Microbiology and Biomanufacturing. Gli scienziati hanno sfruttato i batteri Methylocystis suflitae , che consumano metano, per produrre plastiche biodegradabili chiamate poliidrossialcanoati (PHA). Attraverso l’analisi genomica del batterio, il team ha scoperto quattro geni distinti responsabili della produzione di PHA sintasi, un enzima fondamentale nella sintesi della plastica. La modellazione proteica avanzata e il docking molecolare hanno rivelato come questi enzimi leghino in modo efficiente i substrati, con l’idrossibutirrato e l’idrossidodecanoato che mostrano le interazioni più forti. Il team ha ottimizzato le condizioni di fermentazione per raggiungere un elevato tasso di produzione di PHA pari a 11,90 mg/L/h, un progresso fondamentale per l’uso industriale in cui la bassa solubilità del metano spesso ostacola l’efficienza. La plastica risultante corrispondeva alla qualità commerciale, mostrando un punto di fusione di 188 °C e una distinta firma infrarossa che ne confermava la struttura. Questa svolta non solo permette la conversione del metano, un potente gas serra, in materiali eco-compatibili, ma supera anche i principali colli di bottiglia industriali. Sfruttando la naturale adattabilità dei batteri, lo studio apre le porte a una produzione di bioplastiche scalabile ed efficiente colmando il divario tra il riciclo dei gas di scarico e la produzione sostenibile di plastica. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Batteri modificati trasformano il metano in plastiche biodegradabili
(21 Marzo 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla