Lucrezia Parpaglioni

L’anatomia nascosta del bacio, i dischi rossi di Klimt metafora dei globuli rossi

(21 Marzo 2025)

Roma – I dischi rossi, presenti nel dipinto “Il bacio” di Gustav Klimt, che risale al1907-1908, visti attraverso un’ottica medico-artistica, possono essere ricondotti a metafore visive di globuli rossi e processi fisiologici. Lo rivela uno studio guidato da Im Joo Rhyu, della Facoltà di Medicina dell’Università della Corea, riportato sul Journal of Korean Medical Science. L’indagine, basata su fonti storiche e sperimentazioni percettive, rivela un intreccio tra conoscenze scientifiche dell’epoca e simbolismo erotico e mistico. I risultati evidenziano come Klimt abbia trasformato concetti anatomici in elementi narrativi, arricchendo l’opera di stratificazioni semiotiche legate alla vitalità e alla riproduzione. Il dipinto “Il bacio” rappresenta l’apoteosi del periodo aureo klimtiano, caratterizzato da un uso innovativo del colore e della decorazione bidimensionale.

(Da sinistra) Illustrazioni di globuli rossi di vari animali, come raffigurati in L’evoluzione dell’uomo (1903) del medico e biologo evoluzionista tedesco Ernst Haeckel; la somiglianza tra i globuli rossi umani e i cerchi rossi in L’atlante di istologia umana e anatomia microscopica (1902) dell’anatomista tedesco Johannes Sobotta; e un’illustrazione a colori di globuli rossi tratta dall’Enciclopedia di Meyer (1902), trovata nello studio di Klimt.
Credito
Medicina KU

L’opera, conservata all’Österreichische Galerie Belvedere, incarna il trionfo dell’eros attraverso una sintesi di elementi geometrici e organici. Lo studio propone un’analisi inedita dei dischi rossi presenti sulle vesti della figura femminile, esplorandone il significato medico e artistico nel contesto culturale viennese “fin de siècle”. Per lo studio, gli scienziati hanno svolto un’analisi di testi medici coevi, tra cui il lavoro di Karl Landsteiner sui gruppi sanguigni del 1901 e le illustrazioni di globuli rossi in “Meyers Großes Konversations-Lexikon”.

(Da sinistra) Illustrazioni di globuli rossi di vari animali, come raffigurati in L’evoluzione dell’uomo (1903) del medico e biologo evoluzionista tedesco Ernst Haeckel; la somiglianza tra i globuli rossi umani e i cerchi rossi in L’atlante di istologia umana e anatomia microscopica (1902) dell’anatomista tedesco Johannes Sobotta; e un’illustrazione a colori di globuli rossi tratta dall’Enciclopedia di Meyer (1902), trovata nello studio di Klimt.
Credito
Medicina KU

Inoltre, i ricercatori hanno preso in esame il rapporto tra Klimt e Emil Zuckerkandl, anatomista che tenne lezioni per artisti nel 1903. Successivamente, gli scienziati hanno creato una versione modificata del dipinto con rimozione dei dischi rossi e hanno sottoposto un’intervista a 300 visitatori alla Ulsan International Art Fair per valutare l’impatto emotivo delle due versioni. Dai risultati è emerso che i dischi rossi sul petto e ginocchia della donna mostrano somiglianze morfologiche con globuli rossi, come documentato in atlanti anatomici dell’epoca.

La posizione strategica vicino alla forma a cuore delle braccia suggerisce un legame con il ciclo cardiaco e la vitalità. La versione originale è associata a termini come intensità e vitalità, mentre la versione modificata evoca monotonia e immobilità. L’opera di Klimt riflette un dialogo tra arte e scienza, tipico della Secessione viennese. I dischi rossi, interpretati come metafore di globuli rossi, integrano una funzione biologica, rappresentando il sangue come simbolo di vita e fertilità, con riferimenti alla mestruazione e alla riproduzione e un simbolismo erotico, in quanto la loro disposizione geometrica richiama i contrasti tra maschile, con forme verticali, e femminile, con forme circolari, superati dall’aura dorata che unifica i due amanti. Lo studio dimostra come Klimt abbia trasformato conoscenze scientifiche in elementi narrativi, creando un’opera che trascende il mero estetismo. La presenza dei dischi rossi, legati a concetti anatomici, arricchisce il dipinto di stratificazioni semiotiche, offrendo una chiave di lettura innovativa per l’arte del Ventesimo secolo.(30Science.com)

Lucrezia Parpaglioni
Sono nata nel 1992. Sono laureata in Media Comunicazione digitale e Giornalismo presso l'Università Sapienza di Roma. Durante il mio percorso di studi ho svolto un'attività di tirocinio presso l'ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Qui ho potuto confrontarmi con il mondo della scienza fatto di prove, scoperte e ricercatori. E devo ammettere che la cosa mi è piaciuta. D'altronde era prevedibile che chi ha da sempre come idolo Margherita Hack e Sheldon Cooper come spirito guida si appassionasse a questa realtà. Da qui la mia voglia di scrivere di scienza, di fare divulgazione e perché no? Dimostrare che la scienza può essere anche divertente.