Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Sviluppata alternativa riciclabile alla plastica degli pneumatici

(4 Febbraio 2025)

Roma – Un’alternativa riciclabile per sostituire una classe di plastiche durevoli utilizzate per articoli come pneumatici per auto, articolazioni dell’anca sostitutive e palle da bowling: è quanto sviluppato dai ricercatori della Cornell University, che hanno pubblicato i loro risultati su Nature. Conosciuti come termoindurenti, questo tipo di plastiche vanta una struttura chimica “polimerica reticolata” che garantisce longevità ma ha anche reso questi materiali di origine petrolchimica (che costituiscono il 15-20 percento di tutti i polimeri prodotti) impossibili da riciclare. “Attualmente – ha affermato Brett Fors , professore di chimica e biologia chimica alla Cornell – lo zero percento dei materiali termoindurenti del mondo viene riciclato: vengono inceneriti o gettati nelle discariche”. Il laboratorio di Fors ha affrontato questa sfida ambientale creando un’alternativa realizzata con un materiale di origine biologica che presenta la durevolezza e la malleabilità dei termoindurenti reticolati, ma può essere facilmente riciclato e degradato. Il gruppo Fors ha messo alla base del proprio sviluppo il diidrofurano (DHF), un monomero, o elemento chimico fondamentale, che può essere ricavato da materiali biologici e che ha il potenziale per competere con le materie prime a base di petrolio. Hanno utilizzato il DHF come elemento costitutivo per due polimerizzazioni successive, la seconda delle quali produce un polimero reticolato che può essere riciclato tramite riscaldamento e si degrada naturalmente nell’ambiente. I termoindurenti ottenuti a base DHF mostrano proprietà paragonabili ai termoindurenti commerciali, tra cui il poliuretano ad alta densità (utilizzato ad esempio negli strumenti elettronici, negli imballaggi e nelle calzature) e la gomma etilene propilene (utilizzata nei tubi da giardino e nelle guarnizioni per automobili). “Abbiamo trascorso 100 anni cercando di realizzare polimeri che durassero per sempre, e ci siamo resi conto che non è una buona cosa”, ha detto Fors. “Ora stiamo realizzando polimeri che non durano per sempre, che possono degradarsi nell’ambiente”.(30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla