Roma, – La Space City, un insieme di 50 edifici alti oltre 150 metri realizzati a Houston in Texas e progettati per resistere agli uragani, resta significativamente vulnerabile a una tipologia di vento “rimbalzante”. Ad analizzare le motivazioni alla base di questa controversia uno studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Built Environment, condotto dagli scienziati della Florida International University. Il team, guidato da Amal Elawady, ha valutato le caratteristiche, i rischi e le potenzialità dei grattacieli della Space City. Il 16 maggio 2024, riportano gli esperti, un derecho, una tempesta di vento ampia e di lunga durata associata a rovesci o temporali in rapido movimento, è riuscita a causare danni inaspettati a molti degli alti edifici del centro. L’impatto socioeconomico è stato significativo, a causa di interruzioni del traffico, attività commerciali chiuse temporaneamente e necessità di riparazioni. Per comprendere le motivazioni alla base di questi danni strutturali, i ricercatori hanno valutato una serie di parametri e approfondimenti, che potrebbero fornire informazioni utili per l’ingegneria edile. “I venti forti e altamente localizzati chiamati ‘downburst’ – afferma Elawady – possono avere un impatto significativo su edifici alti e facciate a causa delle loro caratteristiche uniche rispetto agli uragani. Questi fenomeni sono caratterizzati da venti discendenti che soffiano verso l’esterno in tutte le direzioni una volta che toccano terra”. Il gruppo di ricerca sta lavorando con la struttura Wall of Wind, che utilizza 12 ventilatori in grado di generare velocità fino a 70 metri al secondo. Gli autori hanno analizzato l’impatto del derecho di maggio su cinque edifici di Houston: lo Chevron Building Auditorium, il CenterPoint Energy Plaza, l’El Paso Energy Building, l’RRI Energy Plaza e la Wedge International Tower. Costruiti tra il 1962 e il 2003, questi grattacieli sono alti da 158 a 226 metri. Tutti conformi allo standard di costruzione che impone che gli edifici alti siano progettati per resistere a venti fino a 67 metri al secondo, corrispondenti a un uragano di categoria 4. Le velocità del vento misurate nel centro di Houston durante il derecho raggiungevano al massimo 40 metri al secondo. Tuttavia, come illustrato dallo studio, i pannelli della facciata di questi alti edifici sono stati spostati, e il rivestimento è stato danneggiato. Grazie alla Wall of Wind, gli scienziati hanno scoperto che i downburst erano associati a un’aspirazione significativamente più elevata durante i downburst rispetto agli uragani. “I venti forti che attraversano una città – afferma Omar Metwally, primo autore del paper – possono rimbalzare a causa dell’interferenza tra edifici alti. Ciò aumenta la pressione su muri e finestre, rendendo i danni più gravi rispetto a quelli che si avrebbero se gli edifici fossero isolati. Le raffiche discendenti creano inoltre forze intense e localizzate che possono superare i valori di progettazione tipici per gli uragani. Con il cambiamento climatico, questi effetti potrebbero peggiorare ulteriormente”. “Le temperature medie più elevate – concludono gli autori – porteranno condizioni meteorologiche estreme più frequenti e più intense. Tenere conto degli effetti unici di downburst e venti temporaleschi nei derechos è essenziale nella pianificazione urbana e nella progettazione degli edifici. Le attuali linee guida per le costruzioni dovrebbero essere rivalutate”. (30Science.com)

Valentina Di Paola
Grattacieli Houston sono a prova di uragano, ma non di vento
(21 Febbraio 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).