Roma – La Siberia, i Territori del Nord-Ovest canadese e l’Alaska sono dei veri e propri hotspot del cambiamento climatico, dove maggiormente si manifestano gli effetti negativi del riscaldamento globale che stanno colpendo la regione artica in generale. È quanto emerge da un nuovo studio guidato dal Woodwell Climate Research Center e pubblicato su Geophysical Research Letters. Per identificare questi “hotspot” gli autori della ricerca hanno utilizzato oltre 30 anni di dati geospaziali e registrazioni della temperatura a lungo termine così da valutare gli indicatori di vulnerabilità dell’ecosistema per tre categorie: temperatura, umidità e vegetazione. I risultati dipingono un quadro complesso e preoccupante. Il riscaldamento più consistente tra il 1997 e il 2020 si è verificato nella tundra siberiana orientale e in tutta la Siberia centrale. Circa il 99 per cento della regione della tundra eurasiatica ha subito un riscaldamento significativo, rispetto al 72 per cento delle foreste boreali eurasiatiche. Mentre alcuni hotspot in Siberia e nei Territori del Nord-Ovest del Canada sono diventati più secchi, i ricercatori hanno rilevato un aumento delle acque superficiali e delle inondazioni in alcune parti del Nord America, tra cui il delta dello Yukon-Kuskokwim in Alaska e nel Canada centrale. Questi aumenti di acqua nel tempo sono probabilmente un segno di scioglimento del permafrost. “Le regioni artiche e boreali – ha affermato la dott. ssa Sue Natali, responsabile del progetto Permafrost Pathways presso Woodwell Climate e coautrice dello studio – sono composte da ecosistemi diversi e questo studio rivela alcuni dei modi complessi in cui stanno rispondendo al riscaldamento climatico Tuttavia, il permafrost era un denominatore comune : le regioni più stressate dal clima contenevano tutte permafrost, che si è dimostrato molto vulnerabile allo scioglimento con l’aumento delle temperature. Questo è un segnale davvero preoccupante”. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Artico: mappate le aree vulnerabili ai cambiamenti di clima
(17 Gennaio 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla