Lucrezia Parpaglioni

Microgreens su richiesta, con più iodio e potassio in ravanelli, piselli, rucola e bietole

(1 Febbraio 2024)

Roma – La coltivazione di microgreens ha dimostrato di poter supportare profili nutrizionali su misura in grado di soddisfare le esigenze dietetiche individuali, arricchendo ravanelli, piselli, rucola e bieta con iodio e potassio. A dimostrarlo uno studio condotto da ricercatori italiani, pubblicato sul Journal of the Science of Food and Agriculture. La ricerca compie un passo in avanti nello sviluppo per la nutrizione personalizzata e fornisce un modello per la coltivazione senza suolo di piante arricchite dal punto di vista nutrizionale in una serra commerciale. I microgreens sono l’ultimo healthy food trend del momento. Non più germogli e non ancora foglie, ricchissimi di vitamine, antiossidanti e minerali, fino a quaranta volte quelli che si trovano nelle piante mature. Piacevoli alla vista, saporiti al gusto, sono facili da coltivare anche a casa in tutti i mesi dell’anno. I microgreens sono, dunque, una piccola rivoluzione del sapore che ha già attirato l’attenzione dei più importanti chef del mondo attenti ai super-food. Attualmente sono disponibili all’acquisto negli alimentari biologici. I coautori Massimiliano D’Imperio e Francesco Serio, entrambi dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Massimiliano Renna, professore di Scienze Agrarie e Ambientali presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, hanno spiegato le motivazioni alla base della ricerca. Spinto da una crescente consapevolezza dell’importanza di seguire le raccomandazioni dietetiche, l’interesse per la nutrizione personalizzata è in aumento. “La biofortificazione degli ortaggi senza suolo ha aperto le porte alla possibilità di adattare la produzione di ortaggi a specifiche esigenze dietetiche”, ha spiegato Renna. La squadra di ricercatori ha coltivato quattro specie diverse, ravanello, pisello, rucola e bietola, e si è concentrato su due nutrienti che svolgono un ruolo cruciale per la salute e l’alimentazione: lo iodio e il potassio. Lo iodio è fondamentale per la funzione tiroidea e la sua carenza interessa circa due miliardi di persone in tutto il mondo. La fortificazione del sale da tavola con iodio è una strategia utilizzata a livello internazionale per combattere l’insufficienza, mentre altre fonti nella dieta umana includono pesce, latte e uova. Tuttavia, le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di ridurre l’assunzione giornaliera di sale, insieme all’aumento delle diete vegetariane e vegane, fanno sì che cresca la domanda di fonti alternative di iodio. Utilizzando soluzioni nutritive su misura per la crescita delle piante, la squadra di scienziati ha coltivato con successo piante con un contenuto di iodio fino a quattordici volte superiore a quello dei microgreens non fortificati, come nuova fonte alimentare di iodio. Hanno anche coltivato microgreens con una riduzione del 45% dei livelli di potassio, per venire incontro alle persone affette da malattie renali croniche, per le quali è necessario limitarne l’assunzione per evitare complicazioni di salute. Poiché le verdure contengono alte concentrazioni di potassio, ai pazienti con funzionalità renale compromessa viene talvolta consigliato di non mangiare le verdure o di immergerle in acqua e bollirle per ridurre il contenuto di potassio attraverso la lisciviazione. Tuttavia, la riduzione del potassio con questi metodi di cottura può essere considerata limitata, mentre altri importanti minerali e vitamine potrebbero andare persi in modo significativo”, hanno osservato i ricercatori. In questo contesto, la produzione di verdure a basso contenuto di potassio potrebbe essere di grande interesse”, hanno aggiunto gli autori. Lo studio è stato condotto nell’ambito di un contesto commerciale, presso Ortogourmet, un’azienda agricola di microgreen in attività nel sud Italia. Ciò dimostra la fattibilità di coltivare microgreen personalizzati su larga scala, mantenendo prestazioni agronomiche ottimali. I microgreens sono stati coltivati in un sistema senza suolo, in cui si utilizza un mezzo liquido al posto del terreno e le piante vengono alimentate con una soluzione nutritiva. “La coltivazione senza suolo è considerata una pratica agricola avanzata ed ecologica per migliorare la qualità degli ortaggi freschi”, hanno dichiarato gli autori. Infatti, sebbene i sistemi di coltivazione senza suolo siano stati sviluppati principalmente per affrontare la sfida dell’eccesso di patogeni del suolo, è vero che favoriscono anche un controllo ottimale della crescita delle piante, un’elevata produttività e un uso efficiente di acqua e fertilizzanti. “Inoltre – hanno precisato gli autori – i sistemi senza suolo rappresentano un’opportunità per modulare la soluzione nutritiva in modo preciso ed efficace”. I ricercatori stanno ora rivolgendo la loro attenzione alla manipolazione delle vie biologiche delle piante per produrre i composti desiderati. “L’idea chiave è quella di sfruttare la conoscenza approfondita delle vie metaboliche delle piante per identificare i punti chiave in cui è possibile intervenire per aumentare la produzione delle molecole desiderate”, hanno sottolineato gli autori. “L’ottimizzazione di queste tecniche richiederà una ricerca approfondita sulla biologia molecolare delle piante, comprese le vie metaboliche coinvolte nella sintesi delle molecole target, e un costante perfezionamento delle condizioni di crescita”, hanno notato i ricercatori. “La combinazione di conoscenze scientifiche avanzate e tecnologie innovative può aprire nuove prospettive nella produzione di ortaggi più sani e nutrizionalmente biofortificati”, hanno concluso gli autori. (30Science.com)

Lucrezia Parpaglioni
Sono nata nel 1992. Sono laureata in Media Comunicazione digitale e Giornalismo presso l'Università Sapienza di Roma. Durante il mio percorso di studi ho svolto un'attività di tirocinio presso l'ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Qui ho potuto confrontarmi con il mondo della scienza fatto di prove, scoperte e ricercatori. E devo ammettere che la cosa mi è piaciuta. D'altronde era prevedibile che chi ha da sempre come idolo Margherita Hack e Sheldon Cooper come spirito guida si appassionasse a questa realtà. Da qui la mia voglia di scrivere di scienza, di fare divulgazione e perché no? Dimostrare che la scienza può essere anche divertente.