Roma – Grazie a un enorme sforzo di citizen science è stato portato avanti un progetto per contare le iguane delle Galapagos così da migliorarne la protezione. Il progetto guidato dall’Università di Lipsia e i cui risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports ha utilizzato droni le cui immagini sono poi state vagliate dai volontari. Le iguane marine delle Galapagos si trovano solo nell’arcipelago del Pacifico orientale. Finora, la loro popolazione non era mai stata completamente censita, poiché molte delle loro colonie sono difficilmente accessibili. Da qui l’idea di usare i droni. L’uso di nuove tecnologie come i droni sta diventando sempre più popolare nella conservazione della natura.

Un’iguana marina sull’isola Fernandina.
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Foto: Amy MacLeod
Tuttavia, ciò genera anche grandi quantità di dati di immagini, la cui analisi può essere estremamente dispendiosa in termini di tempo. Sebbene il coinvolgimento del pubblico nella raccolta dati sia già diffuso, questo nuovo studio dimostra che i volontari possono anche analizzare i dati in modo affidabile, facendo risparmiare tempo e denaro alla ricerca. “Questo amplia il ruolo della citizen science – spiegano i ricercatori – fornisce un supporto significativo ai ricercatori e offre una preziosa opportunità per coinvolgere attivamente le persone sui temi della conservazione”. Sebbene i ricercatori prevedano di utilizzare l’intelligenza artificiale per i conteggi futuri, i test iniziali hanno dimostrato che i volontari che lavorano online sono attualmente più adatti a questo compito. Per i loro rilievi, gli studiosi hanno utilizzato droni lanciati sia da imbarcazioni che da terra per acquisire immagini aeree delle colonie. Parallelamente, sono stati condotti anche rilievi tradizionali a terra. Le immagini dei droni sono state caricate sulla piattaforma Zooniverse, dove i volontari hanno marcato le iguane marine. I ricercatori stanno ora testando diversi metodi per aggregare i dati al fine di valutare i risultati e confrontarli statisticamente con i conteggi degli esperti. “Dimostriamo che la scienza partecipata – spiegano – può essere utilizzata per valutare tali set di dati e presentiamo un nuovo metodo per ottimizzare l’uso dei dati aggregati. Questo approccio consente un monitoraggio conveniente di popolazioni di animali selvatici difficili da raggiungere”. I ricercatori stanno inoltre condividendo il feedback dei volontari con altri scienziati e offrendo spunti sulla loro esperienza con il progetto, che potrebbero essere utili ad altre iniziative che mirano a utilizzare la scienza partecipata per l’analisi dei dati.(30Science.com)