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Tumori: window-of-opportunity, una nuova terapia sperimentale per il glioblastoma

(20 Febbraio 2025)

Roma – Si chiama “Window-of-opportunity” ed è una nuova terapia sperimentale per il trattamento del glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo. La terapia, basata sull’impiego di un farmaco sperimentale, chiamato navtemadlin, è stata testata attualmente su 21 pazienti in uno studio pubblicato su Science Translational Medicine condotto da ricercatori internazionali, tra cui esperti del Dana-Farber Cancer Institute, Stati Uniti, Uppsala Universitet, Svezia, Harvard Medical School e Broad Institute, Stati Uniti. I risultati sembrano dimostrare che il farmaco non abbia effetti sul prolungamento della sopravvivenza, ma che la combinazione di navtemadlin con altri farmaci possa invece impattare in maniera più efficiente e efficace sulla processione della malattia. Il glioblastoma è un tumore cerebrale altamente pericoloso, spesso recidivante, cioè con ricomparsa di malattia dopo il trattamento e con tassi di sopravvivenza che restano molto bassi. Più della metà dei tumori del glioblastoma esprime il gene TP53, che codifica una proteina chiamata p53 che sopprime la crescita del tumore. I glioblastomi che esprimono TP53 potrebbero essere vulnerabili ai composti che inibiscono la proteina MDM2, che blocca invece gli effetti di soppressione tumorale di p53. Quindi in buona sostanza, svolge l’effetto contrario promuovendo la crescita di malattia. Questa indicazione ha spinto i ricercatori a sviluppare composti e piccole molecole che siano in grado di inibire MDM2 e quindi riattivare la segnalazione di p53, e con questa finalità è stato progettato anche navtemadlin. In questo studio i ricercatori hanno somministrato a 21 pazienti con glioblastoma ricorrente che esprimevano TP53, il farmaco sia ad alte che a basse dosi per due giorni prima dell’intervento chirurgico per la rimozione del tumore, proseguendo il trattamento anche dopo la chirurgia finché i pazienti riuscivano a tollerarlo. Navtemadlin non avrebbe prolungato i tempi di sopravvivenza complessivi o liberi da progressione di malattia, ma avrebbe attivato p53 con un impatto sull’espressione genica nei tumori. Ulteriori esperimenti sembrano dimostrare che la resistenza nei tumori considerati non coinvolgeva le mutazioni in TP53 ed ancora, condotti su modelli di neurosfere derivati dai pazienti farebbero osservare lo sviluppo di altri potenziali meccanismi di resistenza alla navtemadlin si cui il farmaco induce solo la morte parziale delle cellule tumorali quando somministrato da solo. All’opposto, navtemadlin sembra acquisire una maggiore potenziale di efficacia impiegato in associazione a chemioterapia con temozolomide. “L’approccio combinato potrebbe consentire l’estensione del trattamento anche a pazienti idonei alla terapia con inibitori MDM2”, hanno concluso i ricercatori.(30Science.com)

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