Valentina Di Paola

Scoperto nuovo biomarcatore per l’Alzheimer

(1 Aprile 2025)

Roma –  È stato individuato un nuovo biomarcatore in grado di predire la resilienza cognitiva rispetto al declino nelle persone con malattia di Alzheimer. A riuscirci gli scienziati della Stanford University, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Nature Medicine per rendere noti i risultati del proprio lavoro. Il team, guidato da Tony Wyss-Coray, ha eseguito analisi proteiche su larga scala del liquido cerebrospinale, il liquido che circonda il cervello e il midollo spinale, da un totale di 3.397 persone in sei coorti indipendenti dagli Stati Uniti, dalla Svezia e dalla Finlandia. La malattia di Alzheimer, spiegano gli esperti, è la forma più comune di demenza, e comporta complessi processi patologici che possono precedere i sintomi clinici fino a decenni. I tassi di declino cognitivo sono molto variabili a livello individuale, e la progressione da sintomi lievi ad avanzati può impiegare dai due ai 20 anni. Attualmente, gli indicatori più comuni della malattia sono gli accumuli di proteine amiloide-β e tau, che però non spiegano completamente la varianza nel deterioramento cognitivo osservata nei pazienti. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno combinato i dati raccolti dalla coorte con le informazioni associate al liquido cerebrospinale e sui biomarcatori della scansione cerebrale della proteina amiloide-β e tau, sulla funzione cognitiva, sull’età, sul sesso e sui geni di rischio dell’Alzheimer, come APOE4. Gli scienziati hanno individuato alcune proteine fortemente associate al deterioramento cognitivo, indipendentemente da amiloide-β e tau. Utilizzando l’apprendimento automatico, gli autori hanno scoperto che il rapporto di due proteine ​​sinaptiche, YWHAG e NPTX2, potrebbe essere un indicatore più forte del deterioramento cognitivo rispetto agli attuali biomarcatori gold standard. Il gruppo di ricerca ha inoltre rivelato che un aumento del rapporto di queste proteine era associato a un deterioramento cognitivo più elevato e a una maggiore probabilità di demenza. I risultati, commentano gli autori, risultati suggeriscono un potenziale nuovo biomarcatore per la diagnosi precoce e il monitoraggio del deterioramento cognitivo nella malattia di Alzheimer. (30Science.com)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).