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Tumori: terapia con particelle alfa potrebbe essere efficace contro quelli neuroendocrini

(4 Marzo 2025)

Roma – Una terapia alfa mirata (TAT) potrebbe ridefinire il trattamento dei tumori neuroendocrini (NET), una forma di cancro rara ma sempre più diffusa, per i quali la chirurgia non è un’opzione possibile, secondo uno studio inglese, pubblicato su Brain Medicine. Da quando le cellule neuroendocrine sono state identificate per la prima volta oltre 150 anni fa, le NET hanno rappresentato una sfida per la scienza, alla ricerca di terapie innovative che potessero fornire una alternativa alla rimozione completa del tumore considerata come unica cura possibile. Da allora la terapia con radionuclidi recettoriali peptidici (PRRT), che associa particelle radioattive a molecole come l’octreotide per colpire le cellule tumorali, o emettitori di particelle beta, come 177Lu-DOTATATE (Lutathera) hanno dimostrato di essere efficaci e ben tollerata, tuttavia associate a alto tasso di recidiva nel giro di un paio d’anni. Ciò ha posto l’attenzione sulle particelle alfa. “Si tratta di particelle che emettono scariche ad alta energia a breve raggio”, spiega il dottor Kalyan M Shekhda del Royal Free Hospital, Londra (UK) “che sminuzzano il DNA tumorale risparmiando il tessuto sano e sono più efficaci nei microambienti tumorali ipossici, un meccanismo attraverso il quale le cellule tumorali possono sviluppare resistenza alla chemioterapia e alla radioterapia convenzionale”. In particolare le particelle alfa, con il loro elevato trasferimento di energia lineare (LET), causano rotture irreparabili del DNA a doppio filamento, molto più letali per le cellule tumorali rispetto alle incisioni a singolo filamento delle particelle beta. Inoltre la natura altamente localizzata delle radiazioni alfa consente una azione diretta, più potente sulle cellule tumorali riducendo al minimo i danni collaterali ai tessuti sani. Gli studi preclinici su modelli animali sono stati promettenti; gli esperimenti con emettitori alfa come 225Ac-DOTATATE e 212Pb-DOTAMTATE su topi e ratti avrebbero ritardato la crescita del tumore con una tossicità minima per i reni o il midollo osseo. Alcune evidenze arrivano anche da studi clinici, ad esempio uno studio di fase I su 212Pb-DOTAMTATE sembra rilevare un tasso di controllo della malattia dell’80% nei pazienti PRRT-naïve e 225Ac-DOTATATE un tasso di controllo della malattia vicino al 90% in alcune coorti con NET progressivi. Le sperimentazioni future esploreranno gli effetti a lungo termine di queste terapie e i loro possibili eventi avversi, sebbene a oggi gli effetti indesiderati sembrino essere rari e non maggiori rispetto alla PRRT convenzionale. TAT pone tuttavia alcuni limiti: gli emettitori alfa come 213Bi decadono rapidamente, complicando la produzione e la distribuzione, e gli emettitori alfa come 213Bi e 225Ac possono essere complessi da reperire. Ci sono poi ostacoli normativi, costi elevati e la necessità di una dosimetria precisa, ovvero la misurazione delle dosi di radiazioni agli organi, che pongono ulteriori sfide. La tossicità rimane una ulteriore preoccupazione, anche se è rara. Una meta-analisi stima gravi effetti collaterali in solo 2-3% dei casi ma mancano dati a lungo termine. I reni, vulnerabili all’intensa energia delle particelle alfa, potrebbero rappresentare un fattore limitante. Sono allo studio alcuni potenziatori come la chemioterapia o gli inibitori di PARP per aumentare l’efficacia di TAT e la possibilità di combinare terapie per aumentarne l’efficacia senza comprometterne la sicurezza.(30Science.com)

 

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