Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Sviluppato nuovo sistema per gestire le specie a rischio

(4 Marzo 2025)

Roma – Grazie a uno studio condotto sui caribù, è stato possibile sviluppate un innovativo approccio per identificare le popolazioni di animali selvatici a rischi. E’ quanto emerge da una ricerca guidata dall’Università di Calgary (UCalgary) e pubblicata su Biological Conservation. “Abbiamo adottato l’approccio di usare il comportamento dei caribù per cercare di vedere se ci sono differenze tra individui e gruppi che possono essere raggruppate in somiglianze”, afferma l’autrice principale Margaret Hughes “Si può dedurre quando e dove stanno andando e provare a dedurre perché lo stanno facendo in base a ciò che si trova realmente nel paesaggio.” La ricerca ha determinato se gli animali stavano migrando, quanto era grande l’area in cui trascorrevano il loro tempo e se si stavano spostando verso altitudini diverse. I responsabili della conservazione spesso utilizzano l’analisi genetica per descrivere le popolazioni di caribù a rischio, ma Hughes afferma che il documento descrive un approccio più olistico che include anche l’analisi comportamentale. “Consente – spiega – ai responsabili della conservazione di riconoscere le variazioni ecologicamente significative all’interno delle specie, contribuendo a mantenere la biodiversità e a migliorare le strategie di gestione”. I caribù, chiamati renne in Europa, appartengono alla famiglia dei cervidi. “La specie è iconica”, afferma il dott. Marco Musiani, professore presso l’Università di Bologna e presso UCalgary. “È la specie più famosa colpita da petrolio e gas e silvicoltura in Canada e anche dal cambiamento climatico, e una delle più sensibili al mondo”. Musiani, uno dei supervisori della ricerca di Hughes, sostiene che il nuovo approccio potrebbe essere utile per orientare gli sforzi di conservazione. “I nostri risultati – ha dichiarato – forniscono un quadro che può essere applicato oltre ai caribù ad altre specie a rischio, aiutando a orientare la protezione dell’habitat, il ripristino e persino le strategie di traslocazione, aree che sono attualmente al centro di investimenti significativi”. A titolo di esempio, sostiene che potrebbe fornire indicazioni su dove collocare corridoi ecologici per la fauna selvatica protetta e aree di conservazione. (30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla