Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Il pesce palla argenteo è arrivato in Istria

(26 Marzo 2025)

Roma – Un esemplare di una specie altamente invasiva, il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus), è stato rinvenuto nella baia di Medolino, nell’Adriatico settentrionale, a una profondità di 19,7 metri, la prima volta di questa specie così a nord nel Mediterraneo. E’ quanto emerge da uno studio guidato dall’Università Juraj Dobrila di Pola e pubblicato su Acta Ichthyologica et Piscatoria. L’esemplare rinvenuto era un maschio dal peso di 1330 grammi. Il pesce palla rappresenta una minaccia per la vita marina locale, la pesca e la sicurezza pubblica. Prove recenti provenienti dal Mediterraneo meridionale e orientale mostrano che i morsi delle sue potenti mascelle a forma di becco possono causare gravi lesioni come l’amputazione parziale delle dita. La sua carne e i suoi organi contengono una potente neurotossina, la tetrodotossina, che è potenzialmente letale se ingerita. Nelle regioni costiere del Mediterraneo, il Lagocephalus sceleratus è diventato una porzione sempre più significativa delle catture di pesca su piccola scala, spesso causando danni agli attrezzi da pesca con il suo morso. L’analisi dello stomaco del pesce oggetto dello studio in questione ha rivelato una dieta composta da bivalvi, gasteropodi e ricci di mare, suggerendo potenziali interruzioni dell’equilibrio ecologico dell’Adriatico. La specie è un migrante lessepsiano, ovvero è migrato attraverso il Canale di Suez. Originario dell’Indo-Pacifico, si è diffuso in modo aggressivo nel Mediterraneo sin dal suo primo avvistamento nel 2003. Il dott. Neven Iveša, coautore dello studio, ha dichiarato: “La presenza di Lagocephalus sceleratus nell’Adriatico settentrionale è un chiaro segnale di avvertimento dell’espansione dell’areale della specie e delle potenziali conseguenze ecologiche ed economiche. Strategie di monitoraggio e gestione proattive sono importanti per mitigare il suo impatto sulla biodiversità marina locale, sulla pesca e sulla sicurezza pubblica”. (30Science.com)

 

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Gianmarco Pondrano d'Altavilla