Roma – Il megalodonte poteva raggiungere circa 25 metri di lunghezza e 94 tonnellate, e poteva spostarsi con un andamento di circa 2,1-3,5 chilometri all’ora. Lo rivela uno studio, pubblicato sulla rivista Palaeontologia Electronica, condotto dagli scienziati della DePaul University e di una serie di istituti di ricerca in Australia, Austria, Brasile, Francia, Italia, Giappone, Messico, Regno Unito e Stati Uniti. Il team, guidato da Kenshu Shimada, ha esaminato le proporzioni della testa, del tronco e della coda rispetto alla lunghezza totale del corpo in 145 specie moderne e 20 specie estinte di squali. Questo lavoro, commentano gli autori, fornisce nuove intuizioni sulla biologia di questo gigante squalo preistorico, vissuto da 15 a 3,6 milioni di anni fa. Scientificamente noto come Otodus megalodon, questo temibile predatore è noto principalmente per i suoi denti seghettati, le vertebre e le squame fossili, ma non sono noti scheletri completi. La similitudine di alcune caratteristiche ha portato gli scienziati a ipotizzare una parentela con il grande squalo bianco moderno (Carcharodon carcharias). Le ultime scoperte, però, hanno portato alla luce una colonna vertebrale quasi completa, e una porzione del tronco di un esemplare di O. megalodon. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno determinato che la lunghezza della testa e della coda del megalodonte occupavano rispettivamente circa il 16,6 e il 32,6 per cento della lunghezza totale del corpo. Sulla base di questi dati, gli autori hanno stimato che gli esemplari della specie si spostavano a una velocità di crocera di 2,1-3,5 chilometri all’ora. Questi animali, inoltre, misuravano in media 16,4 metri di lunghezza, arrivando fino a circa 24,3 metri lunghezza, 94 tonnellate. “Tali valori – commenta Shimada – rappresentano le stime ragionevoli più grandi possibili per questa specie preistorica, giustificate sulla base dell’attuale documentazione fossile”. Confrontando le proporzioni tra le parti del corpo, i ricercatori hanno ipotizzato che il megalodonte somigliasse al moderno Negaprion brevirostris, comunemente noto come squalo limone, caratterizzato da un corpo più snello del grande squalo bianco moderno. In effetti, notano gli studiosi, le specie più grandi sono associate a corpi più snelli, perché forme più tozze risulterebbero meno idrodinamiche. “Il nostro lavoro – osserva Shimada – contribuisce a chiarire il mistero del perché alcuni vertebrati acquatici possono raggiungere dimensioni notevoli. Questi dati rafforzano l’idea che l’O. megalodon non fosse semplicemente una versione gigantesca del grande squalo bianco moderno”. “Molte delle interpretazioni di questa curiosa specie – concludono gli autori – sono ancora provvisorie, anche se si basano sui dati a disposizione. Ad ogni modo, queste informazioni potranno servire come punti di riferimento ragionevoli per i futuri studi sulla biologia del megalodonte”.(30Science.com)

Valentina Di Paola
Nuovi indizi sulla biologia del Megalodonte
(10 Marzo 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).