Valentina Di Paola

Le foche non annegano perché percepiscono livelli di ossigeno nel sangue

(21 Marzo 2025)

Roma –  Le foche hanno la capacità di percepire i livelli di ossigeno circolante nel sangue, il che permette loro di nuotare più a lungo in immersione. Questo curioso risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati dell’Università di St Andrews e dell’Università di Exeter. Il team, guidato da Chris McKnight ha analizzato le foche grigie, scientificamente Halichoerus grypus, per capire quali meccanismi adottino per evitare l’annegamento. I mammiferi marini che respirano aria, spiegano gli esperti, hanno sviluppato una serie di adattamenti fisiologici per sopravvivere negli ambienti acquatici, come la termoregolazione per resistere alle pressioni delle profondità. In generale, si pensa che l’ossigeno circolante nel sangue sia cognitivamente impercettibile per i mammiferi, che invece riescono a riconoscere l’accumulo di anidride carbonica sperimentando la sensazione nota come “fame d’aria”. Questo segnale, però, potrebbe non essere adeguato a proteggere gli animali dall’annegamento, perché nelle immersioni prolungate la CO2 viene trattenuta naturalmente e può essere complicato capire quando si pone effettivamente il rischio di ipotermia. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno esaminato come variazioni controllate nei livelli di ossigeno inalato e di anidride carbonica influenzassero il comportamento di immersione delle foche. Gli scienziati hanno scoperto che la durata dell’immersione era fortemente correlata ai livelli di ossigeno nel sangue ma non era influenzata dai livelli di CO2 o dal pH del sangue. Anche quando venivano esposti a concentrazioni di anidride carbonica 200 volte superiori ai livelli dell’aria, gli animali non modificano la durata di immersione. Le variazioni nei livelli di ossigeno, invece, giocavano un ruolo fondamentale in queste dinamiche. Questo lavoro, commentano gli autori, fornisce prove convincenti del fatto che le foche grigie possiedono la capacità cognitiva di percepire i livelli di ossigeno. Data la diffusa evoluzione convergente degli adattamenti correlati alle immersioni tra i mammiferi marini, concludono gli autori, è ragionevole ipotizzare che meccanismi di percezione dell’ossigeno simili esistano anche in altre specie. (30Science.com)

 

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).