Roma – Una terapia iniettabile a lunga durata d’azione contro l’HIV potrebbe essere una alternativa efficace per i pazienti non trattabili con la pillola standard, secondo quanto suggerisce un lavoro della University of California San Francisco, Stati Uniti, pubblicato su JAMA. Questa strategia potrebbe anche contribuire a fermare la diffusione dell’HIV, grazie alla soppressione virale dei pazienti affetti da malattia. Nel 2021, gli enti regolatori federali americani avevano approvato il primo antiretrovirale a lunga durata d’azione (LA-ART) iniettabile, una combinazione di cabotegravir a lunga durata d’azione e rilpivirina, tuttavia solo per pazienti HIV con malattia mantenuta in costante controllo con le pillole. A fronte dele dato di efficaia registrato, o ricercatori hanno voluto testare la potenzialità di applicazione della terapia iniettabile anche in pazienti in cui è controindicata la terapia orale per difficoltà a deglutire o altra causa, o con malattia non controllata per problematiche concomitanti, come il disturbo da uso di sostanze. Hanno così somministrato a questi pazienti iniezioni mensili o bimestrali confrontando poi i loro carichi virali con quelli di pazienti con malattia ben controllata dai farmaci per bocca prima dell’inizio della terapia iniettabile. Oltre il 98% dei partecipanti in entrambi i gruppi hanno mostrato una “soppressione virale”, o livelli non rilevabili di HIV, dopo 48 settimane. Tale approccio, oltre a poter contribuire all’attesto delle diffusione dell’HIV, in quanto viene azzerato il potere infettivo dei pazeinrti con HIV, potrebbe anche rappresenta una svolta per coloro con difficoltà a mantenere un regime che richiede l’assunzione di più pillole al giorno. I risultati dello studio saranno presentati anche alla Conferenza sui retrovirus e le infezioni opportunistiche (CROI) del 2025 (San Francisco, 9-12 marzo). Per condurre questa valutazione, i ricercatori si sono basati sui dati dello Special Program on Long-Acting Antiretrovirals to Stop HIV, o SPLASH, relativi a 370 pazienti, 129 dei quali avevano livelli di carica virale rilevabili all’inizio della terapia iniettabili vs 241 in cui il dato da gennaio 2021 a settembre 2024 non era registrabile. Dopo circa 11 mesi, il 99% di coloro che erano stati soppressi viralmente non mostrava livelli di HIV rilevabili nel sangue con dati sovrapponibili, pari al 98% in coloro che avevano iniziato farmaci iniettabili prima di tenere sotto controllo il virus. “Ci auguriamo che i questi risultati incoraggino a utilizzare la terapia antiretrovirale a lunga durata d’azione in coloro con cariche virali rilevabili e problemi di aderenza”, ha concluso Monica Gandhi, professoressa di medicina, capo divisione associato della Divisione HIV, malattie infettive e medicina globale dell’UCSF e direttrice medica della clinica HIV Ward 86.(30Science.com)
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HIV: terapia iniettabile potrebbe essere una valida alternativa alla pillola
(7 Marzo 2025)

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