Roma – Gli uomini che non si sottopongono ai controlli di routine per lo screening del cancro alla prostata corrono un rischio sproporzionatamente più elevato di morire a causa della malattia. Lo rivela uno studio condotto dal Dipartimento di urologia, Erasmus MC Cancer Institute presso l’University Medical Center Rotterdam, Paesi Bassi i cui risultati saranno presentati al congresso dell’Associazione Europea di Urologia, EAU, che si tiene a Madrid questo fine settimana. Il cancro alla prostata è la forma di cancro più comune negli uomini in 112 paesi, con una prevalenza che dovrebbe raddoppiare entro il 2040. Se introdotti su scala nazionale, i programmi di screening del cancro alla prostata che misurano i livelli di antigene prostatico specifico, PSA, nel sangue hanno il potenziale di dare agli uomini un accesso più precoce al trattamento, una maggiore possibilità di guarigione. Possono anche prevenire costosi trattamenti associati al cancro alla prostata avanzato. I dati a lungo termine dell’ERSPC segnalano costantemente che i programmi di screening del PSA possono ridurre del 20% il rischio di morire di cancro alla prostata. Lo studio ha rilevato un aumento del rischio di mortalità tra gli uomini che evitano lo screening del cancro alla prostata; questi hanno un rischio del 45% più alto di morire per cancro alla prostata rispetto a chi partecipa ai controlli. Tra i partecipanti allo screening è stata osservata una riduzione del 23% del rischio di mortalità rispetto al gruppo che non si sottopone ai controlli, in cui è stato rilevato un aumento del 39%. L’analisi è stata svolta su 72.460 uomini invitati a sottoporsi allo screening, con 12.400 non partecipanti, prendendo in esame 20 anni di dati dell’ERSPC e coinvolgendo sette Paesi europei. “La decisione di non sottoporsi allo screening può essere determinata da un complesso insieme di fattori”, ha detto Renée Leenen, ricercatrice di dottorato nel gruppo della professoressa Monique Roobol presso l’Erasmus MC Cancer Institute e autrice principale dello studio. “Potrebbe essere che gli uomini che hanno scelto di non presentarsi a un appuntamento di screening siano persone che evitano in generale di sottoporsi alle cure, il che significa che hanno meno probabilità di impegnarsi in comportamenti sani e cure preventive in generale”, ha continuato Leenen. “Questo è il comportamento opposto delle persone che sono forse più attente alla salute e hanno maggiori probabilità di presentarsi a un appuntamento di screening”, ha proseguito Leenen. L’analisi evidenzia la necessità di migliorare la consapevolezza e ridurre le disuguaglianze nell’accesso allo screening. Attraverso il progetto PRAISE-U guidato da EAU, diversi paesi dell’UE stanno lavorando per allineare gli approcci ai programmi di screening della popolazione basati sul rischio e personalizzati per il paziente per il cancro alla prostata. “Per i paesi europei che stanno pianificando di introdurre un programma nazionale di screening della prostata, questa analisi incentrata sulla partecipazione mostra che gli uomini che partecipano allo screening hanno un beneficio a lungo termine molto migliore rispetto a quanto abbiamo visto negli studi precedenti”, ha affermato Leenen. “Ma – ha aggiunto Leenen – mette in luce un gruppo di uomini che hanno bisogno della nostra attenzione, poiché sono più a rischio di sviluppare un cancro alla prostata avanzato e di morirne”. “Dobbiamo capire meglio perché questi uomini potrebbero scegliere attivamente di non partecipare allo screening, nonostante siano stati invitati a parteciparvi, e come questo comportamento sia collegato a esiti peggiori quando ricevono una diagnosi”, ha concluso Leenen.(30Science.com)
Lucrezia Parpaglioni
Rischio aumentato per gli uomini che evitano lo screening del cancro alla prostata
(21 Marzo 2025)

Lucrezia Parpaglioni
Sono nata nel 1992. Sono laureata in Media Comunicazione digitale e Giornalismo presso l'Università Sapienza di Roma. Durante il mio percorso di studi ho svolto un'attività di tirocinio presso l'ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Qui ho potuto confrontarmi con il mondo della scienza fatto di prove, scoperte e ricercatori. E devo ammettere che la cosa mi è piaciuta. D'altronde era prevedibile che chi ha da sempre come idolo Margherita Hack e Sheldon Cooper come spirito guida si appassionasse a questa realtà. Da qui la mia voglia di scrivere di scienza, di fare divulgazione e perché no? Dimostrare che la scienza può essere anche divertente.