Roma – I genitori americani sarebbero più propensi a usare etichette neutre rispetto al genere, riferendosi a ragazzi e/o uomini, rispetto alle ragazze e alle donne. Ad esempio impiegherebbero il termine “bambino” più di frequente per parlare dei ragazzi e il termine “ragazza”, specificatamente di genere femminile, che identificare una figlia o una adolescente. È quanto rileva uno studio di ricercatori di psicologia della New York University, Stati Uniti, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) (che dimostra la tendenza a vedere gli uomini come “persone” predefinite rispetto alle donne. Questa evidenza emerge anche nell’opinione collettiva, ad esempio digitando su internet il termine “persone” vengono proposte di default un maggior numero di immagini di uomini piuttosto che di donne e in ambito sociale gli uomini rimangono sovrarappresentati in una serie di campi professionali, tra cui politica, media e medicina, ritenuti a maggiore appannaggio del sesso maschile. “Questo pregiudizio ha conseguenze importanti per le questioni di equità di genere. Comprendere i fattori specifici che possono gettare le basi per questi default maschili può aiutare a avviare strategie per non implementare ulteriormente questo divario di genere”. Per esplorare la questione, i ricercatori hanno condotto esperimenti che hanno coinvolto oltre 800 coppie genitore-figlio, di cui il 90% rappresentato da madri. In un primo esperimento, che includeva oltre 600 genitori di bambini di età compresa tra 4 e 10 anni provenienti da tutti gli Stati Uniti, ai genitori sono state mostrate fotografie di singoli bambini che giocavano in un parco giochi, sia maschi che femmine, e sono stati invitati a inventare una didascalia da leggere poi ad alta voce ai loro figli. È emerso che i genitori privilegiavano etichette neutre rispetto al genere quando descrivevano i maschi rispetto alle femmine, con frasi tipo “il bambino sta scivolando”, ma “questa ragazza sta dondolando”. In un secondo studio che includeva quasi 200 coppie genitore-figlio, principalmente dagli Stati Uniti, i genitori hanno assistito alla lettura virtuale di un libro illustrato che aveva lo scopo di aprire un dibattito su temi legati al genere, in cui i personaggi erano impegnati in attività stereotipate. Ad esempio i ragazzi erano intenti a scavare alla ricerca di vermi e le ragazze a dipingersi le unghie e in alcuni casi i comportamenti erano invece contro-stereotipati con la ragazza in cerca di vermi. In linea con il primo esperimento, anche in questo caso i genitori hanno utilizzato più etichette di genere neutro riferendosi a ragazzi impegnati in comportamenti stereotipati rispetto alle ragazze in attività tipicamente femminili. Tuttavia, quando hanno parlato di immagini che raffiguravano comportamenti contro-stereotipati, questi schemi si sono invertiti, portando i genitori a utilizzare più etichette di genere neutro parlando di ragazze rispetto ai ragazzi contro-stereotipati, ad esempio, chiamando una ragazza che scava per cercare vermi “bambina” più spesso di quanto non chiamassero un ragazzo che si dipinge le unghie “bambino”. “Questi risultati rivelano un notevole pregiudizio nel modo in cui i genitori vedono il genere, segnalando che una “persona”, per impostazione predefinita, è un maschio”, conclude Rachel Leshin, autrice principale dello studio.(30Science.com)
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I genitori usano etichette di genere neutrali più per i maschi che per le femmine
(11 Marzo 2025)

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