Roma – L’inquinamento atmosferico causato dalle emissioni delle auto, dagli incendi boschivi e da altre fonti è associato a un rischio maggiore di ricovero in terapia intensiva per i neonati. È quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Buffalo e pubblicato su Scientific Report. I ricercatori si sono concentrati su inquinanti comuni, come il biossido di azoto (NO 2), prodotto principalmente dalla combustione di combustibili fossili nei veicoli, nei processi industriali e nelle centrali elettriche, e il PM 2,5 , particelle fini inalabili con diametri generalmente pari a 2,5 micrometri e inferiori. I risultati mostrano che i neonati esposti nell’ultimo mese di gravidanza a livelli più elevati di NO2 presentano un rischio maggiore del 30-35 per cento di ricovero in terapia intensiva neonatale e un rischio maggiore dell’11-22 per cento associato al PM2,5 . “I nostri risultati – ha affermato Yohane VA Phiri, primo autore dello studio – evidenziano l’impatto critico dell’inquinamento atmosferico durante le ultime settimane di gravidanza, un periodo di maggiore vulnerabilità fetale, e sottolineano l’importanza di affrontare l’esposizione all’inquinamento atmosferico, anche a livelli più bassi”. (30Science.com)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla
Inquinamento atmosferico aumenta la necessità di terapia intensiva neonatale
(17 Febbraio 2025)
Gianmarco Pondrano d'Altavilla