Gianmarco Pondrano d'Altavilla

Climate change sta rafforzando la diffusione della dengue

(14 Febbraio 2025)

Roma – Il climate change con il relativo aumento delle temperature e degli eventi estremi sta fortemente contribuendo alla diffusione della febbre dengue. È quanto emerge da un nuovo studio guidato dall’Institute for Basic Science (IBS) e pubblicato su Science Advances. La febbre dengue, una malattia trasmessa dalle zanzare, rappresenta una sfida per la salute pubblica sempre più allarmante. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi di dengue segnalati sono aumentati da 4,1 milioni nel 2023 a oltre 10,6 milioni nel 2024 solo nel Nord e nel Sud America. Mentre è noto che fattori climatici come la temperatura e le precipitazioni determinano questa tendenza, la loro complessa relazione con le dinamiche della dengue rimane poco compresa. Studi precedenti hanno faticato a conciliare risultati contrastanti: alcuni suggeriscono che le precipitazioni accelerano la trasmissione della dengue, mentre altri indicano che la sopprimono. Il team di ricerca IBS ha ipotizzato che queste incongruenze derivino dai limiti dei metodi tradizionali che si concentrano su relazioni lineari o effetti indipendenti. Per risolvere questo problema, i ricercatori hanno utilizzato GOBI (General ODE-Based Inference), un nuovo framework di inferenza causale sviluppato dal gruppo IBS nel 2023. Questo metodo cattura sia gli effetti non lineari che quelli combinati dei fattori climatici, consentendo un’analisi più sfumata della relazione tra condizioni meteorologiche e incidenza della dengue. Lo studio si è concentrato su 16 regioni delle Filippine, selezionate per le loro diverse condizioni climatiche, per esaminare come la temperatura e le precipitazioni influenzano congiuntamente le dinamiche della dengue. Ne è emerso che l’aumento delle temperature era costantemente associato a una maggiore incidenza della dengue in tutte le regioni. D’altro canto, le precipitazioni mostravano effetti contrastanti a seconda della posizione della regione. Nelle aree orientali, le precipitazioni aumentavano l’incidenza della dengue, mentre nelle regioni occidentali, le precipitazioni la sopprimevano. Il fattore più importante si è rivelato essere la variazione nella durata della stagione secca, che è stata identificata come critica per spiegare gli effetti contrastanti delle precipitazioni. Nelle regioni con bassa variazione nella durata della stagione secca, le precipitazioni tendevano a espellere l’acqua stagnante, riducendo i siti di riproduzione delle zanzare e sopprimendo la trasmissione della dengue. D’altro canto, nelle regioni con elevata variazione nella durata della stagione secca, le precipitazioni sporadiche e estreme creavano nuovi siti di riproduzione e indebolivano l’effetto di espulsione, determinando un aumento delle popolazioni di zanzare e dei casi di dengue. Il ruolo della lunghezza della stagione secca è stato ampiamente trascurato nelle ricerche precedenti, ma si è rivelato un fattore decisivo in questo studio. Questa scoperta offre una nuova prospettiva sulla complessa relazione tra precipitazioni e dinamiche della dengue. Per convalidare i loro risultati, i ricercatori hanno esteso la loro analisi a Porto Rico, una regione con zone climatiche distinte. I dati provenienti da municipalità tra cui San Juan, Adjuntas e Ponce hanno mostrato modelli di regolamentazione simili, sottolineando la generalizzabilità dei risultati ottenuti. “I nostri risultati – spiegano i ricercatori – forniscono solide prove di come i fattori climatici influenzano la trasmissione della dengue in diversi ambienti. Ciò rappresenta un passo significativo verso la comprensione di come il cambiamento climatico possa avere un impatto sulle malattie trasmesse dalle zanzare a livello globale”.(30Science.com)

Gianmarco Pondrano d'Altavilla