Roma – Gli effetti protettivi dell’infezione naturale contro l’esposizione ripetuta al SARS-CoV-2 si sono ridotti sostanzialmente dopo l’emergere della variante Omicron, o B.1.1.529. Lo evidenzia uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, condotto dagli scienziati della Weill Cornell Medicine–Qatar. Il team, guidato da Laith Abu-Raddad e Hiam Chemaitelly, ha analizzato le risposte immunitarie al nuovo coronavirus prima e dopo la diffusione della variante Omicron. I risultati evidenziano l’importanza di aggiornare la formulazione dei vaccini per mantenere livelli adeguati di immunità. Il SARS-CoV-2, spiega l’esperto, si è evoluto rapidamente, producendo varianti caratterizzate da una maggiore trasmissibilità. Il ceppo denominato Omicron, emerso alla fine del 2021, ha segnato un cambiamento importante, perché presentava mutazioni genetiche nella proteina spike diverse rispetto alle varianti precedenti. Questi cambiamenti evolutivi possono influenzare la capacità del sistema immunitario di rispondere alla reinfezione e l’efficacia dei vaccini e dei trattamenti esistenti. Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno analizzato i dati di popolazione su individui in Qatar. Prima del lignaggio B.1.1.529, l’infezione precedente era associata a una protezione prolungata ed efficace contro l’agente patogeno, che passava dall’81,3 per cento nel primo anno al 79,5 per cento successivamente. Tuttavia, a seguito della diffusione di Omicron, tali valori scendevano al 59,5 e al 4,8 per cento, rispettivamente. Gli autori suggeriscono che le differenze osservate negli effetti protettivi indicano che l’evoluzione del virus potrebbe essere stata guidata dalla necessità di fuga immunitaria. Il lavoro, concludono gli scienziati, dimostra l’importanza di monitorare la diffusione virale e i cambiamenti che le varianti possono provocare sull’immunità dell’ospite, progettando vaccini adeguati a mantenere elevato il livello di protezione. (30Science.com)
Valentina Di Paola
Covid: dopo Omicron, l’infezione protegge meno dal contagio successivo
(5 Febbraio 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).