Roma – Il recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1), una proteina della barriera ematoencefalica, la struttura dinamica che protegge il cervello regolando il passaggio di molecole tra il flusso sanguigno e il cervello, svolge un ruolo chiave nella resilienza allo stress. A rivelarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, condotto dagli scienziati della Facoltà di Medicina dell’Université Laval e del CERVO Brain Research Centre. Il team, guidato da Caroline Ménard, ha utilizzato un modello murino per valutare in che modo i diversi esemplari reagissero allo stress. Le risposte allo stress cronico, spiegano gli esperti, sono molto variabili a livello individuale: alcune persone sviluppano ansia e sintomi depressivi, mentre altre mostrano resilienza. In caso di forte esposizione allo stress, l’integrità della barriera ematoencefalica viene alterata, le molecole infiammatorie si disperdono nel cervello e i sintomi di ansia e depressione si sviluppano. I recettori CB1 sono abbondanti nei neuroni, ma si trovano anche negli astrociti, cellule che consentono la comunicazione tra i vasi sanguigni del cervello e i neuroni. “I topi più resilienti – riporta Ménard – erano associati a livelli più elevati di recettori CB1 rispetto agli esemplari con comportamenti depressivi”. Gli scienziati hanno indotto un aumento di questi recettori negli astrociti murini, sviluppando un vettore virale che conteneva il materiale genetico che codifica per il recettore CB1 e un meccanismo che ne limitava l’espressione solo agli astrociti. Gli animali sono stati quindi sottoposti a stress sociale cronico, messi a contatto diretto con un maschio dominante ogni giorno per cinque minuti. Tre settimane dopo le iniezioni, il livello di recettori CB1 era più che raddoppiato negli astrociti dei topi nel gruppo sperimentale. “La sovraespressione dei recettori CB1 – sostiene Ménard – porta alla resilienza promuovendo la salute vascolare nel cervello. L’analisi dei cervelli umani ha confermato l’associazione tra recettori CB1 e sintomi depressivi. In particolare, il livello di recettori CB1 negli astrociti era più basso nelle persone con depressione al momento del decesso”. Questo lavoro potrebbe rappresentare la base per lo sviluppo di molecole capaci di attivare i recettori e aumentare la resilienza allo stress. “La sfida principale – conclude – riguarda l’esigenza di limitare i loro effetti agli astrociti, perché un’attivazione forte e prolungata degli stessi recettori nei neuroni può avere effetti collaterali, in particolare su prontezza, ansia e appetito. Finché non troveremo una molecola che agisca specificamente sui recettori CB1 negli astrociti, potremo attenuare le ripercussioni negative dello stress sfruttando l’effetto protettivo dell’attività fisica”. (30Science.com)
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Scoperta una proteina nella resilienza allo stress
(27 Febbraio 2025)

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