Roma – COVID-19 potrebbe essere responsabile anche di un aumento del rischio di eventi cardiaci. Lo suggerisce un recente lavoro condotto dall’ospedale Zhongshan, Fudan University di Shanghai, in Cina, pubblicato oggi su Radiology, rivista della Radiological Society of North America (RSNA) secondo cui l’infezione da Coronavirus 2, causa delle ben nota sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-2), è responsabile anche della rapida crescita della placca nelle arterie coronarie, quindi di un aumento del rischio di eventi cardiovascolari. “Il COVID-19, causato dal SARS-CoV-2, è inizialmente caratterizzato da un danno polmonare acuto e insufficienza respiratoria”, ha spiegato Junbo Ge, professore e direttore del Dipartimento di cardiologia del dell’ospedale Zhongshan. “Tuttavia, nuove evidenze indicano che il COVID-19 può portare a eccessiva risposta infiammatoria in grado di influenzare il sistema cardiovascolare”. Questa infiammazione sistemica avrebbe conseguenze importanti per il cuore oltre il primo mese di infezione, aumentando i tassi di mortalità e gli esiti sfavorevoli, come dimostrerebbero specifiche analisi condotte con angiografia coronarica TC (CCTA), utili a valutare l’infiammazione coronaria tramite i cambiamenti nel tessuto che circonda le arterie coronarie, il carico e il tipo di placca. Lo studio retrospettivo ha incluso 803 partecipanti di età media, 63,9 anni, 543 uomini, di cui 329 pazienti (41%) sottoposti a CCTA prima della pandemia di COVID-19 e 474 pazienti durante la pandemia, nel periodo compreso tra settembre 2018 e ottobre 2023. Sulla totalità, 25 pazienti erano stati infettati da SARS-CoV-2 prima dell’imaging. I ricercatori hanno poi analizzato un totale di 2.588 lesioni dell’arteria coronaria, tra cui 2.108 lesioni tra pazienti SARS-CoV-2 e 480 lesioni tra pazienti non infetti e per ciascuno hanno confrontato le misurazioni basali e di follow-up delle variazioni del volume della placca, la presenza di placca ad alto rischio e infiammazione. Infine è stata valutata la possibile relazione tra SARS-CoV-2 ed eventi cardiovascolari, come un infarto o la richiesta di una procedura di rivascolarizzazione. Al basale, la stenosi media, cioè il restringimento dell’arteria, per lesione era del 31,3% contro l’8,1% delle lesioni che presentava una stenosi di diametro pari o superiore al 50%. Rispetto ai pazienti non infetti, i volumi della placca hanno fatto osservare un rapido aumento nei pazienti SARS-CoV-2, con un’incidenza maggiore di placche ad alto rischio (20,1% contro 15,8%) e di infiammazione coronarica (27% contro 19,9%). Sempre in questo gruppo di pazienti si è registrato anche un rischio maggiore di fallimento della lesione target (10,4% contro 3,1%), un indicatore di aumentato rischio di infarto o ictus. “L’infiammazione successiva al COVID-19 può portare a una crescita continua della placca, in particolare nelle placche ad alto rischio e non calcificate”, ha affermato il dottor Ge. “Ciò significa che i pazienti con infezione da SARS-CoV-2 presentano un rischio maggiore di infarto miocardico, sindrome coronarica acuta e ictus fino a un anno; effetti che persistono anche durante le conseguenze del COVID-19, indipendentemente da comorbilità come età, ipertensione e diabete. Pertanto i risultati del nostro studio suggeriscono che l’infezione da SARS-CoV-2 potrebbe esacerbare il rischio cardiovascolare accelerando la progressione delle placche e l’infiammazione coronarica”. Saranno necessari studi ulteriori per comprendere i meccanismi biologici di questo processo e formulare approcci preventivi e terapeutici. “Si dovrà prevedere un impatto maggiore in futuro delle patologie cardiovascolare poiché la maggior parte dei pazienti con SARS-CoV-2 guarisce dall’infezione acuta”, ha concluso il dottor Ge.(30Science.com)

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COVID-19 aumenta il rischio di eventi cardiaci
(4 Febbraio 2025)

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