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Batterio della bocca e dell’intestino potrebbe indicare un rischio per ictus

(3 Febbraio 2025)

Roma – Lo Streptococcus anginosis, un comune batterio solitamente presente nella bocca e nel tratto gastrointestinale, potrebbe essere più abbondante nell’intestino delle persone colpite da ictus e associarsi a una prognosi peggiore come anche a un rischio aumentato di morte o di avere un altro evento cardiovascolare importante nel breve termine. Lo suggerisce uno studio del National Cerebral and Cardiovascular Center di Osaka, Giappone, che verrà presentato all’International Stroke Conference 2025 dell’American Stroke Association (Los Angeles, US, 5-7 febbraio 2025) condotto su una popolazione di giapponesi sopravvissute a ictus. Pertanto potenzialmente, secondo i dati emersi, l’analisi dei batteri della bocca e dell’intestino in futuro potrebbe aiutare a determinare le parsone a rischio di ictus, quindi a sviluppare strategie diagnostiche come un test rapido per la rilevazione e terapie specifiche, affiancate alla corretta igiene della bocca, in ottica di prevenzione. È noto che il microbiota intestinale e il microbiota orale possono influire positivamente sulla salute e che collaboravo ai normali processi corporei, come la digestione, e che di contro lo squilibrio fra batteri buoni e cattivi può stimolare l’insorgenza di malattie. Ad esempio in studi precedenti, i ricercatori avevano scoperto che lo Streptococcus mutans, un batterio che causa la carie, era associato a un rischio maggiore di sanguinamento cerebrale. In questo nuovo studio, condotto presso il più grande centro per gli ictus in Giappone, sono stati quantificati tutti i batteri rilevabili nella saliva e nell’intestino di persone colpite da una qualsiasi forma di ictus, e confrontati con quello di con persone senza ictus di età simile. Si è così scoperto che il batterio Streptococcus anginosus era significativamente più abbondante nella saliva e nell’intestino di persone con ictus acuto rispetto al gruppo di controllo. La presenza del batterio nell’intestino era indipendentemente associata a probabilità di ictus maggiori del 20% dopo aver controllato fattori di rischio vascolare, diversamente dalla riduzione del rischio del 18% osservata in caso di Anaerostipes hadrus, un altro batterio intestinale con effetti benefici, e del 14% per Bacteroides plebeius, un batterio intestinale comune nella popolazione giapponese. Nel corso del follow-up di due anni, si è visto che i sopravvissuti a ictus con Streptococcus anginosus nell’intestino avevano un rischio significativamente più elevato di morte e di eventi cardiovascolari maggiori, mentre il rischio di morte non è stato associato a Anaerostipes hadrus e Bacteroides plebeius, rispetto ai controlli. “Sia lo Streptococcus mutans che lo Streptococcus anginosus sono batteri che contribuiscono alla carie dentale producendo acidi che distruggono lo smalto dei denti. Ciò evidenzia l’importanza di prevenire la carie dentale, tramite la minore assunzione di zucchero e utilizzando un dentifricio che contrasti la formazione di questi batteri. Mantenere una buona igiene orale è essenziale”, ha dichiarato Shuichi Tonomura, autore principale dello studio e medico del dipartimento di neurologia del National Cerebral and Cardiovascular Center di Osaka, in Giappone. Ora l’intento è di sviluppare studi simili su persone con fattori di rischio per l’ictus, quindi sviluppare potenziali strategie preventive. “Una cattiva salute orale può portare a infiammazioni e aumentare il rischio di ictus. Aver rilevato livelli aumentati di Streptococcus anginosus nell’intestino di pazienti con ictus e identificato la possibile associazione con l’aumento della mortalità nei due anni a successivi all’ictus suggerisce che questo batterio potrebbe svolgere un ruolo nel rischio di ictus in corso”, ha affermato Louise D. McCullough, della Roy M. e Phyllis Gough Huffington Distinguished Chair of Neurology presso la McGovern Medical School e primario di neurologia presso il Memorial Hermann Hospital-Texas Medical Center e co-direttore di UTHealth Neurosciences a Houston. Saranno necessari nuovi studi poiché l’attuale è stato condotto su una popolazione giapponese con un campione relativamente piccolo (189 pazienti con ictus e 55 partecipanti non con ictus), i cui risultati potrebbero non essere completamente generalizzabili ad altre popolazioni o gruppi più ampi e diversificati.(30Science.com)

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