Roma – I test di classificazione genetica per il cancro alla prostata possono influenzare le decisioni terapeutiche, nonostante la carenza di risultati ed evidenze a lungo termine. Questo curioso risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, condotto dagli scienziati del Department of Veterans Affairs. Il team, guidato da Amir Alishahi Tabriz, ha esaminato i risultati ottenuti da 19 lavori precedenti per esaminare la correlazione tra l’indice di classificazione del cancro alla prostata e l’approccio terapeutico. Stando a quanto emerge dall’indagine, i test del classificatore genomico (GC) possono influenzare le classificazioni del rischio o le decisioni di trattamento per i pazienti con cancro alla prostata localizzato (PCa). Il cancro alla prostata, spiegano gli esperti, è il tumore più comune tra gli uomini, e individuare il trattamento più adeguato in base alla tipologia di neoplasia resta una sfida significativa. Tradizionalmente, i medici si affidano a strumenti come le linee guida NCCN, che valutano lo stadio del tumore, i livelli di PSA e i gradi di Gleason. Questi approcci, però, non sono perfetti e possono portare a errori nella somministrazione dei trattamenti. Test come Decipher di Veracyte, Prolaris di Myriad Genetics e Oncotype DX Genomic Prostate Score (GPS) di MDx offrono un’istantanea genetica dell’aggressività del tumore, rilevando potenzialmente degli aspetti invisibili ad altri strumenti clinici. Nonostante il potenziale di questi test, il loro utilizzo nella pratica clinica è incoerente a causa di linee guida contrastanti. I ricercatori hanno valutato l’impatto di questi test genomici in relazione alla stratificazione del rischio e le decisioni di trattamento per il cancro alla prostata localizzato. L’indagine ha valutato il tipo di test, la qualità, le caratteristiche della coorte, il trattamento raccomandato. I risultati rivelano che negli studi osservazionali a basso rischio di bias, la maggior parte dei pazienti con un rischio basale basso non era associata ad aumenti nella classificazione del rischio. Tale pattern differiva tra i tipi di test, ad esempio le persone che erano state sottoposte al test Decipher erano associate a una probabilità più elevata (tra il 12,8 e il 17,1 per cento) che il loro tumore fosse riclassificato in una categoria di rischio maggiore rispetto a chi aveva effettuato il GPS (tra lo zero e l’11,9 per cento). Gli autori concludono che le differenze nei risultati ottenuti con gli studi osservazionali e randomizzati evidenziano la necessità di progettare sperimentazioni più attente per valutare l’impatto dei diversi test nella gestione del cancro alla prostata.(30Science.com)
Valentina Di Paola
Tumori: le cure cambiano in base a come si classifica il cancro
(20 Gennaio 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).