Roma – Gli scimpanzé possiedono adattamenti genetici che li aiutano a prosperare nei diversi habitat della foresta e della savana, alcuni dei quali potrebbero proteggerli da agenti patogeni come la malaria. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli scienziati dell’University College di Londra. Il team, guidato da Aida Andrés, ha raccolto e analizzato campioni fecali di animali selvatici, utilizzando metodi di laboratorio e computazionali all’avanguardia per esaminare il loro DNA. Gli scimpanzé, spiegano gli esperti, condividono il 98 per cento del materiale genetico con l’essere umano. “Ci sono solo poche centinaia di migliaia di scimpanzé vivi – afferma Andrés – che si trovano in paesaggi molto diversi dall’Africa orientale all’estremo ovest del continente, nelle fitte foreste pluviali tropicali e nelle aeree aperte di boschi e savane. Il nostro studio suggerisce che le popolazioni di primati hanno sviluppato differenze genetiche per sopravvivere nei loro diversi habitat locali”. Nell’ambito dell’indagine, sono stati analizzati i genomi di 828 scimpanzé selvatici, 388 dei quali sono stati inclusi nelle valutazioni finali, che rappresentano 30 diverse popolazioni nell’intervallo geografico ed ecologico delle quattro sottospecie considerate. Gli scienziati hanno confrontato le informazioni genetiche con i dati sull’ambiente locale in cui vive ogni gruppo, identificando varianti genetiche specifiche di determinate regioni. Sono emerse prove di adattamento nei geni correlati a certi patogeni tra gli esemplari che vivono nelle foreste, dove c’è un’alta concentrazione di patogeni, con le evidenze più rilevati legate alla malaria. I risultati suggeriscono che la malaria sia una malattia importante per gli scimpanzé selvatici delle foreste e che l’adattamento al parassita sia avvenuto in modo indipendente attraverso cambiamenti genetici, negli stessi loci che influenzano la suscettibilità umana alla malattia. “Le strette somiglianze genetiche tra l’uomo e le grandi scimmie – conclude Harrison Ostridge, prima firma dell’articolo – hanno portato al passaggio interspecie di malattie, quindi studiare gli scimpanzé selvatici è estremamente utile per comprendere tali patologie e individuare potenziali trattamenti o vaccini. Trovare prove di adattamento alla malaria negli stessi geni correlati alla malattia negli esseri umani suggerisce che potrebbero esserci modi limitati in cui possiamo sviluppare una resistenza al parassita”. Allo stesso tempo, concludono gli autori, analizzare gli scimpanzé della savana, che si sono adattati a un habitat caratterizzato da temperature elevate, basse precipitazioni e minore disponibilità di cibo, potrebbe far luce su come gli antenati umani si siano adattati ad ambienti simili milioni di anni fa. (30Science.com)

Valentina Di Paola
Gli scimpanzé si sono adattati ad habitat e ad infezioni locali
(9 Gennaio 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).