Roma – I farmaci antinfiammatori, gli antibiotici, gli antivirali e i vaccini sono associati a un rischio ridotto di sviluppare demenza. Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s and Dementia: Translational Research & Clinical Interventions, condotto dagli scienziati dell’Università di Cambridge e dell’Università di Exeter. Il team, guidato da Ben Underwood e Ilianna Lourida, ha analizzato la letteratura scientifica esistente, valutando i dati sanitari di 14 lavori precedenti, che riguardavano oltre 130 milioni di individui. La demenza, spiegano gli esperti, è una delle principali cause di decesso nel Regno Unito, e può compromettere notevolmente la qualità della vita dei pazienti e di chi si prende cura di loro. Questa condizione è stata associata a un costo economico mondiale superiore a un trilione di dollari, eppure non esistono terapie o trattamenti universalmente efficaci. È stato dimostrato che lecanemab e donanemab possono ridurre l’accumulo di placche amiloidi nel cervello, una delle caratteristiche principali della malattia di Alzheimer, rallentando la progressione della malattia. Tuttavia, il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) ha concluso che i benefici di questi composti erano insufficienti per giustificare l’approvazione per l’uso all’interno del servizio sanitario nazionale. “Abbiamo urgente bisogno di nuovi trattamenti per rallentare o prevenire il progresso della demenza – commenta Underwood – il nostro lavoro ha riscontrato una mancanza di coerenza tra gli studi esistenti, ma abbiamo identificato diverse classi di farmaci che sembrano influenzare il rischio di demenza”. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che antibiotici, antivirali e vaccini sembravano ridurre significativamente le probabilità di sviluppare demenza. “È importante ricordare – sottolinea Lourida – che tutti i farmaci hanno benefici e rischi. È sempre necessario rivolgersi al proprio medico in caso di preoccupazioni. Le prove contrastanti potrebbero anche riflettere le differenze nelle modalità in cui sono stati condotti gli studi o nella raccolta di dati”. “L’unione di questi set di dati sanitari – conclude – fornisce una fonte di prove che possiamo usare per aiutarci a concentrarci su quali farmaci dovremmo valutare con priorità nelle prossime sperimentazioni. Speriamo che questi sforzi possano contribuire alla definizione di nuovi trattamenti per i pazienti”.(30Science.com)
Valentina Di Paola
Antibiotici e vaccini riducono il rischio di demenza
(22 Gennaio 2025)

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).