Valentina Di Paola

I popoli precoloniali nutrivano anatre e mangiavano mais

(23 Dicembre 2024)

Roma – Le popolazioni amazzoniche precoloniale avevano sviluppato tecniche di allevamento delle anatre e di agricoltura del mais, ben prima dell’invasione europea del bacino. A questa curiosa conclusione giunge uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour, condotto dagli scienziati dell’Università di San Paolo. Il team, guidato da Tiago Hermengildo, ha analizzato dei resti umani e animali provenienti dalla Bolivia risalenti a circa 1.300 anni fa. I risultati suggeriscono che la gestione umana di colture e animali sia iniziata in un periodo precedente alla colonizzazione della regione. Lavori precedenti hanno identificato l’importanza delle colture agricole, come manioca, zucca, patate dolci e mais in alcune aree del bacino amazzonico prima della conquista europea. Tuttavia, non erano disponibili approfondimenti diretti sulla relazione tra popolazioni umane, animali e colture, specialmente nelle zone dell’Amazzonia boliviana abitate dal popolo Casarabe, noto per i suoi grandi tumuli monumentali nella regione di Llanos de Mojos. Nell’ambito dell’indagine, gli studiosi hanno analizzato le ossa di 86 esseri umani di età e generi differenti e 68 animali, tra cui specie di mammiferi, rettili, uccelli e pesci. I resti erano risalenti al periodo compreso tra il 700 e il 1400 d.C. da Llanos de Mojos. Il lavoro ha rivelato che il mais era un componente alimentare comune per tutti gli individui campionati e che il picco di consumo del raccolto si è probabilmente verificato tra il 700 e l’800 d.C. I dati indicano inoltre che le anatre venivano allevate entro il 110 d.C. I ricercatori hanno evidenziato inoltre un costante declino del mais come coltura di base dopo l’800 d.C. Ciò suggerisce che il popolo Casarabe diversificasse gli sforzi agricoli aumentando il commercio con altre popolazioni. Il mais, concludono gli scienziati, veniva già coltivato nell’Amazzonia boliviana prima dell’avvento della cultura Casarabe nel 500 d.C., ma che è probabile che questo popolo abbia contribuito a renderlo un alimento base nell’alimentazione umana e animale. (30Science.com)

 

Valentina Di Paola
Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e nel settembre 2021 ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).