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Neanche AI riesce a spiegare i buchi sulle tavolette assire

(27 Aprile 2023)

Roma – Nel VII secolo avanti Cristo, il colto sovrano assiro Assurbanipal creò una biblioteca reale composta da decine di migliaia di tavolette d’argilla scritte in accadico cuneiforme e contenenti soprattutto testi letterari. Tra i segni impressi sulle due facce, ma anche sui bordi di molte tavolette, ci sono dei fori il cui significato è ancora oscuro.

Per tentare di comprendere perché gli scribi praticassero quei fori è necessario confrontare le 30mila tavolette rimaste da quella biblioteca e oggi conservate, integre o in frammenti, presso “The Library of Ashurbanipal” del British Museum di Londra, che le ha digitalizzate. Di questo si sta occupando l’assiriologa Paola Corò, professoressa all’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con esperti di intelligenza artificiale e il supporto di decine di studenti.

Durante il lockdown, il team di ricerca del progetto Liber(con Paola Corò le ricercatrici Stefania Ermidoro e Geraldina Rozzi) ha coinvolto studentesse e studenti in un’attività di ricerca e didattica, condotta da remoto, sulle foto delle tavolette di Assurbanipal. In 35 hanno partecipato alla prima fase, una ventina alla seconda, ora è in corso la terza.

Il lavoro collettivo e distribuito ha permesso di esaminare ed ‘etichettare’ circa duemila tavolette, estraendo dati da dare in pasto ad un algoritmo per ‘allenarlo’ a riconoscere i fori e classificare insiemi di tavolette accomunate da proprietà quasi impossibili da riconoscere dagli studiosi senza l’aiuto della tecnologia.

“L’algoritmo è stato predisposto e lo stiamo raffinando – spiega Paola Corò – ci aspettiamo di avere i primi risultati a breve. Le finalità di quei fori potrebbero essere state più d’una. Le prime ipotesi fatte in passato si sono rivelate insufficienti a spiegare pienamente il fenomeno, ora vogliamo avvicinarci a una spiegazione che potrebbe aprire nuovi percorsi di ricerca e comprensione sia di questi antichissimi testi in cuneiforme che delle pratiche di gestione della biblioteca”.

Una prima ipotesi circolata a lungo tra gli studiosi prevedeva che i fori servissero a salvaguardare la tavoletta durante il processo di cottura. Per questo vengono ancora oggi chiamati tecnicamente ‘firing holes’. In realtà, spiega Corò, quelle tavolette non venivano cotte ai tempi della biblioteca. Furono invece cotte dall’incendio della biblioteca durante la distruzione di Ninive del 612 a.C., un evento che ne permise la conservazione e il ritrovamento da parte dell’archeologo Austen Henry Layard nell’Ottocento. (30Science.com)

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