Ai Lincei il confronto tra Italia e Germania su scienza e industria

18 Mar, 2022
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(30Science.com) – Roma, 18 mar. – Oggi, all’Accademia dei Lincei si è svolto un importante workshop, “Il Sistema Ricerca-Industria in Italia” il primo di una serie, al quale hanno partecipato oltre al Premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi, anche la Ministra della Ricerca, Maria Cristina Messa e l’addetto scientifico presso l’Ambasciata della Repubblica italiana a Berlino, il professor, Vincenzo Fiorentini che ha spiegato, a mò di confronto, come viene finanziata la ricerca in Germania. Di seguito il testo integrale del suo intervento

“La Germania investe in ricerca il 3.1% del proprio PIL, cioè circa 108 miliardi nel 2019. Gli investimenti privati sono quasi il 70% di questa cifra, ben oltre la media UE del 56%. (Questo, si noti, non include l’ulteriore spesa per istruzione, inclusa quella superiore, intorno al 6% del PIL. Tutte le cifre sono su base annua.) Per confronto, dato che l’Italia investe in ricerca l’1.5% del PIL con quota privata 55%, gli investimenti pro capite tedeschi privati e pubblici sono rispettivamente 3.8 e 2 volte quelli italiani. Consideriamo prima il lato pubblico. I principali ministeri gestori di fondi sono quelli della Ricerca (50%) e dell’Economia (25%). La Conferenza stato-regioni e il Wissenschaftsrat, organismo di raccordo scienza-politica, definiscono l’indirizzo politico, con il supporto di organismi consultivi quali Innovationsdialog, Acatech-Accademia scienze tecniche, EFIExperte Für Innovation, l’Accademia Nazionale delle Scienze “Leopoldina”. Gli esecutori della ricerca sono le organizzazioni di ricerca federali, finanziate direttamente dai Ministeri: la Max-Planck Gesellschaft, budget 2 miliardi per l’80% statale, 83 istituti, 13000 ricercatori; la Helmholtz Gemeinschaft, bilancio 5.5 miliardi di cui 3 federali, 43.000 impiegati in 20 grandi centri che includono le grandi infrastrutture (1.5 miliardi); la Leibniz Gemeinschaft, 11000 ricercatori in 95 istituti, budget 2 miliardi di cui 60% pubblici; la
Fraunhofer Gesellschaft, il gigante europeo della ricerca applicata, 28000 impiegati, budget 3 miliardi di cui 70% da contratti di ricerca industriali o statali; le Ressortforschung, 40 istituti di ricerca ministeriali in settori sensibili (1.5 miliardi) tra i quali il Robert Koch e il
Servizio Meteorologico. Altri 130 istituti di ricerca regionali di varia natura operano con budget totale di 300 milioni. Inoltre ovviamente fanno ricerca anche le università, finanziate in termini ordinari dalle regioni. Per la ricerca, università ed (in minore misura) enti sono finanziati dall’Agenzia Tedesca per la Ricerca (DFG), con un bilancio di 3.2 miliardi il maggior erogatore pubblico della ricerca non-industriale a progetto, sia nazionale che internazionale multilaterale. Simile, in scala un po’ ridotta, e ibridato con le sue proprie attività di ricerca, il ruolo del Centro spaziale DLR che agisce da cosidetto Projektträger, ed è finanziato dal Ministero dell’Economia. 

Completano il quadro di promozione dell’innovazione le fondazioni pubbliche (tra cui la Studienstiftung des deutschen Volkes, fondata nel 1925, che finanzia quasi 15000 studenti con un budget di 100 milioni, e la Volkswagen Stiftung, per un volume di 230 milioni) e private (come la Stifterverband, fondata nel 1920, con 150 milioni il principale finanziatore privato non-aziendale della scienza di base, in rappresentanza di circa 3000 soci). Importantissima in particolare la Alexander von Humboldt Stiftung, che finanzia premi e cattedre per stranieri (con “solo” 143 milioni), ed è l’elemento chiave della strategia di attrazione delle eccellenze scientifiche internazionali. Analogo il ruolo del Deutscher Akademischer Austauschdienst (DAAD), l’organizzazione del genere più grande al mondo, con circa 600 milioni e 150 mila scambi di studenti e giovani ricercatori, collegata anche al Ministero degli Esteri per il sostegno a studiosi stranieri da Paesi in guerra etc. Venendo alla quota privata degli investimenti, la parte principale è fornita dalle grandi aziende tedesche. Le prime 20 per dimensioni ne investono circa l’85% o 63 miliardi 2019.

Il rimanente è distribuito, più granularmente, tra il cosidetto Mittelstand (medie imprese, ~1000 impiegati) e le PMI. In questo contesto organizzano l’attività di finanziamento numerosi attori tra cui ad esempio Zuse Gemeinschaft e AIF-Arbeitsgemeinschaft industrieller Forschungsvereinigungen, per un volume dell’ordine di 500 milioni. Inoltre, vengono direttamente impiegati nell’industria anche fondi statali, tramite lo ZIM, Zentrales Innovationsprogramm Mittelstand (Programma centrale di innovazione della media industria) per il rafforzamento dell’innovazione di lungo periodo, rivolti anche alle PMI (definite come fatturanti meno di 50 milioni e con meno di 500 addetti) tramite
sovvenzioni a fondo perduto su progetto. Lo ZIM supporta anche brevettazione, consulenza di innovazione, partecipazione a fiere, certificazione. Altre azioni statali significative avvengono attraverso la Fraunhofer Gesellschaft, ente statale che svolge ricerca per le industrie a pagamento su progetto, ma con supporto statale al 30% che assicura strumentazione di base e stipendi dei ricercatori. Infine, è
frequente che programmi trasversali di ricerca interministeriali –ad esempio quelli recenti dei Ministeri della Ricerca e dell’Economia sull’idrogeno verde e il quantum computing–includano finanziamenti all’industria mirati alla creazione di “ecosistemi” per la tecnologia
che viene sviluppata, e financo finanziamenti a progetti pilota da svolgere in Paesi suscettibili di quello sviluppo (p.es. idrogeno in nord Africa e Nigeria)”.(30Science.com)

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