Salute: le tecniche di riproduzione assistita possono aumentare rischi vascolari

23 Feb, 2022
Lella Simone
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(30Science.com) – Roma, 22 feb. – Le donne che si rivolgono alle tecniche di riproduzione assistita per avere figli possono essere più a rischio di complicazioni vascolari legate alla gravidanza. A sostenerlo è una nuova ricerca condotta dal Keele University School of Medicine di Staffordshire nel Regno Unito e pubblicata sulla rivista Go Red for Women del Journal dell’American Heart Association.

Con il termine procreazione medicalmente assistita si intende l’insieme delle tecniche e dei trattamenti dell’infertilità in cui vengono gestiti ovuli o embrioni per migliorare le probabilità di gravidanza. Questi possono comportare la somministrazione di farmaci per controllare i tempi dell’ovulazione, nonché procedure come la fecondazione in vitro (IVF) o l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi, durante la quale gli ovuli di una donna vengono prelevati chirurgicamente e fecondati in un laboratorio prima di essere reimpiantati nel suo utero.

Per questo studio, i ricercatori hanno esaminato i dati del National Inpatient Sample degli Stati Uniti, che contiene tutte le dimissioni ospedaliere tra il 1 gennaio 2008 e il 31 dicembre 2016. Hanno estratto i record per tutti i ricoveri al parto e in particolare i record che hanno rilevato l’uso della tecnologia di riproduzione assistita, così come complicazioni cardiovascolari e legate alla gravidanza. I ricercatori hanno anche valutato i costi ospedalieri, la durata della degenza e altro ancora. Lo studio ha incluso più di 106.000 parti concepiti con tecnologia di riproduzione assistita e più di 34.167.000 parti concepiti senza PMA.

Le donne che hanno concepito con la tecnica di riproduzione assistita erano più anziane, con un’età media di 35 anni contro i 28 di quelle che hanno concepito senza sostegno medico. Coloro che hanno concepito con la PMA avevano anche condizioni di salute più preesistenti, come ipertensione cronica, obesità e diabete. Queste donne avevano più di 2,5 volte più probabilità di subire danni renali acuti, noti anche come insufficienza renale acuta, e si è anche riscontrato che avevano un rischio maggiore del 65% di aritmia (battito cardiaco irregolare).

La gravidanza con la riproduzione assistita era associata a una probabilità maggiore del 57% di distacco della placenta, una grave complicanza in cui la placenta si separa dal rivestimento dell’utero; un aumento del 38% del rischio di parto cesareo; e un rischio maggiore del 26% di parto pretermine.

L’aumento dei rischi era presente anche tra le donne che non avevano fattori di rischio cardiovascolare preesistenti.

Siamo rimasti sorpresi dal fatto che la tecnologia di riproduzione assistita fosse associata in modo indipendente a queste complicazioni, invece di essere associata solo all’esistenza di condizioni di salute preesistenti o solo tra le donne anziane sottoposte a trattamento per l’infertilità“, ha detto Wu.

Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia la PMA è aumentata negli ultimi anni. Nel 2019 si conferma un aumento dei cicli da scongelamento di embrioni (23.157 cicli vs 20.905 del 2018), mentre si registra una leggera diminuzione dell’utilizzo delle tecniche di PMA a fresco senza donazione di gameti, in cui vengono utilizzati sia gameti che embrioni non crioconservati (50.324 cicli vs 51.087 del 2018). Continua il trend in aumento dei cicli con donazione di gameti che salgono complessivamente per le tecniche di I, II e III livello a 9686 cicli rappresentando il 9,8% dei cicli totali. La società italiana di Riproduzione umana (SIRU) dichiara che in Italia, l’1-2% dei bambini nati ogni anno viene concepito con la tecnica di riproduzione assistita.

Lo studio sottolinea l’importanza di consigliare i pazienti che stanno prendendo in considerazione la tecnologia di riproduzione assistita sulla salute e la gravidanza, nonché sui rischi postpartum. “Soprattutto i pazienti con fattori di rischio cardiovascolare esistenti dovrebbero essere informati sulle implicazioni e sui rischi cardiovascolari potenzialmente a lungo termine associati alla PMA“, ha affermato Pensée Wu consulente ostetrico presso la Keele University School of Medicine di Staffordshire, nel Regno Unito e autore dello studio. “È importante che le donne sappiano che la riproduzione assistita comporta un rischio maggiore di complicanze della gravidanza, che richiedono un attento monitoraggio, in particolare durante il parto”. (30Science.com)

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