Crepe nel ghiacciaio Thwaites, a rischio i livelli dei mari di tutto il mondo

15 Dic, 2021
In evidenza | News | Transizione ecologica

 

(30Science.com) – Roma, 15 dic. – Preoccupa una enorme crepa che si è formata ai piedi del ghiacciaio Thwaites, in Antartide. La calotta, dalle dimensioni dello Stato della Florida che già contribuisce, con le sue acque di disgelo, all’innalzamento delle acque di tutta la Terra, termina nell’oceano con una sporgenza galleggiante larga all’incirca 45 chilometri. Su questa enorme piattaforma di ghiaccio è stata rilevata una lacerazione che, secondo gli studiosi dell’American Geophysical Union, porterà al suo sgretolamento entro i prossimi 5 anni.

La crepa è composta da una serie di fratture che attraversano l’intera piattaforma. Al loro interno i satelliti hanno registrato un movimento accelerato del ghiaccio. Un po’, ha spiegato la glaciologa dell’Oregon State University, Erin Pettit, “come quando il parabrezza di un’autovettura si infrange e le crepe, man mano, si aprono e si allungano lentamente. All’inizio ce n’è una sola, all’improvviso diventano tantissime”.
Secondo le previsioni, una volta che la piattaforma si spaccherà, è probabile che altre ampie sezioni del ghiacciaio accelerino la loro discesa. Il risultato è che Thwaites potrebbe moltiplicare di circa tre volte la propria velocità, contribuendo ancora di più all’innalzamento del livello globale dei mari per il 5%, dall’attuale 4%

 

Quello che però preoccupa maggiormente gli scienziati è il processo che ha portato all’indebolimento della piattaforma: vere e proprie incursioni di acqua calda provenienti dall’oceano che si muovono sotto alla porzione di ghiaccio che galleggia. Poiché Thwaites si trova sotto al livello del mare, i ricercatori temono che questa acqua calda penetri nell’entroterra, staccando letteralmente il ghiacciaio dal substrato roccioso. Il suo crollo potrebbe portare a un innalzamento dei livelli dei mari di 65 centimetri. Inoltre, Thwaites occupa un bacino profondo in cui confluirebbero, qualora sparisse, anche altri ghiacciai vicini, mettendo così a rischio l’intera tenuta della calotta glaciale dell’Antartico occidentale, con conseguenze disastrose previste in oltre 3 metri di innalzamento del livello delle acque di tutto il mondo. “Porterebbe a un cambiamento globale, cambiando l’aspetto delle coste come oggi lo vediamo dallo spazio”, ha commentato Robert DeConto, glaciologo dell’Università del Massachusetts.

I dati che sono stati presentati dai ricercatori al Congresso dell’AGU https://agu.confex.com/agu/fm21/meetingapp.cgi/Paper/978762

E’ comunque difficile prevedere se e quando andrà in pezzi la piattaforma e per questo Pettit e i colleghi hanno dato il via a un lavoro di ricerca, attraverso una spedizione pluriennale da oltre 50 milioni di dollari, finanziata da Stati Uniti e Regno Unito. Il ghiacciaio è distante da qualsiasi stazione di ricerca ed è difficile da raggiungere anche quando le condizioni climatiche sono più favorevoli. Il team è riuscito a mettere in piedi alcuni campi temporanei, tra cui uno al centro della calotta e uno a monte, là dove Thwaites si stacca dal continente per galleggiare nell’oceano. Grazie a sofisticati radar e robot sottomarini, gli scienziati hanno potuto intanto constatare come la struttura del ghiacciaio non sia piena, ma intervallata da vere e proprie vallate di circa 50 metri di dislivello, su un’altezza totale di circa 300 metri.

Questo rende la struttura più debole e sotto stress. Nella parte a valle del ghiacciaio, invece, grazie a delle sonde è stato possibile rilevare le temperature dell’acqua al di sotto della struttura, che si muovono in aree simili alle valli osservate nel punto più spesso di Thwaites. Queste sono risultate di uno o due gradi al di sopra dello zero e, ritengono i ricercatori, la causa è da attribuire all’innalzamento delle temperature per il cambiamento climatico in corso. Il flusso di acqua calda è attirato dalle correnti generate dalle valli e il movimento crea dei veri e propri punti di fusione. Attraverso questi rilievi è stato possibile prevedere che la parte del ghiacciaio che galleggia sull’oceano potrebbe crollare nei prossimi 5 anni. (30Science.com)

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