“Amato”, “tenero amico”, “adoro”, “folle”: dopo 229 anni cade il velo della censura di Fersen sul suo amore con Maria Antonietta

Valentina Di Paola
1 Ott, 2021
In evidenza | News | Scienza

(30Science.com) – Roma, 2 ott. – “Amato”, “tenero amico”, “adoro”, “follemente”. Con queste parole la regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI durante la Rivoluzione francese, si rivolgeva al conte svedese Axel von Fersen, ritenuto da alcuni il suo amante. L’incredibile rivelazione emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati del Centre de Recherche sur la Conservation (CRC), presso la Sorbonne-Universités, che hanno utilizzato un metodo innovativo per ricostruire i passaggi cancellati delle lettere scambiate tra la sovrana francese e il conte svedese.

Credit: CRC.

Il team, guidato da Anne Michelin, ha combinato spettroscopia a fluorescenza di raggi X e tecniche di elaborazione di dati per districare gli strati di inchiostro e rendere più leggibili le parole depennate. La scelta di parole che emergono dallo scambio epistolare, come “amato”, “tenero amico”, “adoro”, e “follemente”, offre importanti approfondimenti sulla stretta relazione tra Maria Antonietta e il conte von Fersen. I ricercatori sostengono inoltre che il nobile stesso avesse censurato le lettere, cancellando determinati passaggi, probabilmente ritenendoli estremamente delicati dal punto di vista sentimentale e politico.

Gli studiosi sottolineano che questa tecnica rappresenta una valida alternativa ai metodi esistenti per svelare contenuti censurati, il che può avere applicazioni storiche e forensi più ampie. Conservate negli archivi nazionali francesi, le prove della corrispondenza tra Maria Antonietta e il conte von Fersen risalgono al periodo compreso tra il giugno 1791 e l’agosto 1792. Le censure sulle lettere hanno lasciato perplessi gli storici per quasi 150 anni.

Credit: CRC.

Per svelare il mistero, il gruppo di ricerca ha utilizzato la spettroscopia a fluorescenza di raggi X e la microscansione, valutando sezioni e passaggi di 15 lettere, individuando differenze significative tra i rapporti di rame-ferro e zinco-ferro degli inchiostri nella versione originale e quelli utilizzati per cancellare le parti di testo. Ulteriori analisi, riportano i ricercatori, hanno suggerito che molte delle lettere attribuite a Maria Antonietta erano in realtà copie degli originali realizzati da von Fersen. L’inchiostro utilizzato dal conte sembrava inoltre molto simile a quello presente sulle zone eliminate, per cui, concludono gli scienziati, è molto probabile che lo stesso nobile abbia censurato la propria corrispondenza con la regina francese.

Il lavoro sullo scambio epistolare tra la regina Maria Antonietta e il conte Axel von Fersen si basa sull’uso di tecniche di imaging che permettono di rielaborare dati nascosti”. A spiegarlo è Andrea Barucci, ricercatore presso l’Istituto di fisica applicata “Nello Carrara” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifac). “Grazie a una serie di analisi – continua Barucci – è possibile individuare le firme dell’inchiostro, che possono variare anche significativamente a seconda del luogo di produzione e dei materiali utilizzati. Le indagini chimiche hanno permesso al team francese di distinguere le firme degli inchiostri e ricostruire il contenuto delle missive. Al di là del significato storico di questa scoperta – conclude – le tecniche di imaging vengono spesso utilizzate per svelare i segreti contenuti in documenti antichi. In un recente lavoro abbiamo sfruttato la firma spettrale e un algoritmo di intelligenza artificiale per scrutare attraverso alcuni dipinti di Picasso. In un altro abbiamo applicato queste metodologie per il riconoscimento di geroglifici egizi. Credo che sia piuttosto interessante applicare tecniche di imaging alle opere d’arte per individuare nella pittura, nell’inchiostro, nella carta stampata, nei dipinti o negli affreschi i misteri che l’occhio umano non riesce a cogliere”.

Foto della seconda pagina della lettera autografa della regina Maria Antonietta al conte di Fersen datata 4 gennaio 1792 e parzialmente redatta. Credit: CRC.

La ricostruzione del contenuto dello scambio epistolare tra la regina Maria Antonietta e il conte Axel von Fersen ha numerose implicazioni, non solo dal punto di vista socioculturale, ma anche tecnico-scientifico”. Con queste parole Paola Avallone, dirigente di ricerca presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed). “Come fatto storicospiega Avallone – questo episodio si inserisce in un momento molto particolare, quello della Rivoluzione francese, in cui la figura della sovrana francese, moglie del re Luigi XVI, emerge in una prospettiva completamente diversa rispetto a quella che abbiamo imparato a immaginare grazie alle altre testimonianze. Maria Antonietta viene infatti associata a una figura o molto frivola o molto monarchica, quasi insensibile nei confronti dei suoi sudditi, che ha rivestito un ruolo molto importante anche a livello europeo. Da queste lettere – commenta l’esperta – si nota invece il suo lato sentimentale, la si percepisce più come una donna, capace di provare affetto e dolcezza. Sappiamo perfettamente che le figure femminili all’epoca vivevano esistenze completamente diverse a seconda del rango della società che occupavano. I matrimoni, specialmente tra nobili, erano manovre politiche a cui le donne non potevano opporsi. Questo aspetto di Maria Antonietta, invece, sembra ricordarci che anche le sovrane avevano bisogno di mostrare e manifestare un sentimento e vivere una relazione, di amore o amicizia o semplice affetto, con tutto il trasporto di cui l’essere umano può essere capace. Sono affascinata dagli strumenti scientifici realizzati dalle scienze dure che vengono adoperati nelle discipline umanistiche – commenta – questa metodologia potrebbe essere applicata anche ad altri documenti attualmente illeggibili. Mi viene in mente il caso dello scorfano disegnato nel 1909 dall’artista Vincenzo Gemito su un foglio strappato da un registro di contabilità di un mercante. L’immagine copre completamente una parte delle scritture, rendendo incomprensibile il contenuto del testo. Allo stesso tempo, si potrebbero esaminare i documenti contabili della storia dell’economia, che spesso venivano contraffatti o camuffati per mascherare le operazioni illecite. Anche la decrittazione di documenti cifrati potrebbe essere molto più semplice grazie a un approccio in grado di ricostruire un testo altrimenti impossibile da consultare. L’idea di rendere visibile ciò che non lo è grazie a una strumentazione scientifica affidabile – conclude Avallone – è davvero affascinante. Esulando dal contenuto delle lettere e dalle parole utilizzate dalla sovrana, credo che questo studio sia davvero interessante”.

Cretits: Saiko, 2016, ‘Drawings in Palazzo Zevallos’, (CC BY 3.0)

Il lavoro sullo scambio epistolare tra Maria Antonietta e Axel von Fersen sembra confermare le voci sulla presunta relazione tra i due personaggi politici, e, pur non rappresentando un elemento di novità nell’ottica della Rivoluzione francese, sembra costituire una dimostrazione della campagna di screditamento operata ai danni della regina francese”. Così Eugenio Di Rienzo, docente di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. “Molti storici – continua Di Rienzo – ritenevano che le vignette e le rappresentazioni della regina Maria Antonietta, volte a screditare l’immagine della sovrana, facessero parte di una macchina del fango politica, tramite la quale i rivoluzionari restituivano la prospettiva di una donna di facili costumi, in atteggiamenti e pose erotiche. Credo che Maria Antonietta si possa considerare una donna leggera, ma non certamente la prostituta che alcune vignette sembravano voler mostrare. Trovo molto interessante le implicazioni culturali del lavoro del team francese – commenta – che dimostra come l’idea di screditare la reputazione di un personaggio pubblico sia molto più antica di quanto si potrebbe pensare. Ci sono diversi esempi di tale fenomeno nel corso della storia. Si pensi ad esempio al caso della regina delle Due Sicilie, Maria Sofia, consorte di Francesco II, una donna forte considerata il simbolo della resistenza, divenuta oggetto di fotomontaggi che la ritraevano in pose compromettenti con loschi figuri. In breve – conclude Di Rienzo – sebbene la ricostruzione del contenuto delle lettere tra Maria Antonietta e il conte svedese Von Fersen non costituisca un elemento di contrasto nei confronti di ciò che sappiamo sulla Rivoluzione francese e sulla figura della sovrana, credo ci permetta di notare come alcune manovre politiche di screditamento si ripetano nel corso della storia”. (30Science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
X