I marinai italiani conoscevano l’America 150 anni prima di Colombo

Valentina Di Paola
12 Ott, 2021
In evidenza | News | Scienza

(30Science.com) – Roma, 12 ott. – Nel 1345 i marinai italiani erano a conoscenza dell’esistenza dell’America, ben 147 anni prima che Cristoforo Colombo compisse il suo famoso viaggio intercontinentale. Questa l’ipotesi formulata dagli scienziati dell’Università degli Studi di Milano, che hanno descritto il loro lavoro sulla rivista Terrae Incognitae. Il team, guidato da Paolo Chiesa, ha esaminato dei documenti antichi scritti dal frate milanese Galvaneus Flamma, nei quali il religioso si riferisce alla terra di ‘Markland’ o ‘Marckalada’.

Secondo gli esperti, questo luogo, citato anche da alcune fonti islandesi, rappresenterebbe un’area del Nord America. “Siamo in presenza del più antico riferimento al continente americano nel Mediterraneo – osserva Chiesa – anche se si tratta di una allusione piuttosto vaga”. Galvaneus, spiega l’autore, era un frate domenicano legato ad una famiglia che deteneva la signoria della città. Autore di diverse opere letterarie in latino, riporta una testimonianza preziosa per i fatti sugli avvenimenti contemporanei milanesi. La Cronica universalis, è considerata una delle sue ultime opere, rimasta incompiuta e non perfezionata. Il frate descrive in modo relativamente dettagliato anche la Groenlandia, sulla base delle informazioni raccolte dai marinai.

“Le voci che provenivano dai commercianti nel Nord-ovest erano troppo vaghe per risultare in una rappresentazione accademica o cartografica – aggiunge Chiesa – la Cronica universalis rappresenta tuttavia un’evidenza importante del fatto che molto tempo prima che Colombo partisse per il suo viaggio, circolavano notizie sul continente americano”. “Marckalada viene descritta come una lontana terra ricca di alberi, di flora e di fauna – continua – il che potrebbe sembrare banale, ma le regioni del nord Europa sono accomunate dall’aridità, come la Groenlandia o l’Islanda riportata da Adamo di Brema. Galvaneus cita le proprie fonti e ricostruisce le conversazioni che ha ascoltato, avvalorando le proprie scritture con elementi tratti da racconti reali o leggendari legati a tradizioni su terre lontane”.

Lo scienziato precisa che non esistono prove definitive del fatto che i marinai italiani o catalani viaggiassero in Islanda o in Groenlandia, ma le rotte commerciali erano probabilmente il mezzo migliore per scambiare informazioni, merci, beni e conoscenze. “I marinai citati da Galvaneus potrebbero inserirsi in questa dinamica – conclude Chiesa – i genovesi potrebbero aver riportato notizie su queste terre, sulla base delle testimonianze degli scozzesi, britannici, danesi, norvegesi con cui commerciavano”. (30Science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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