Econofisici a Colloquium: tutta la complessità dell’economia

Valentina Di Paola
29 Ott, 2021
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La fisica del Nobel per comprendere meglio i processi economici e finanziari

KCL NMS Headshots at the Strand Campus, London on the 25/01/2016. Photo: David Tett

(30Science.com) – Roma, 29 ott. – A Lione (Francia) in questi giorni decine di fisici della complessità, rappresentanti di 28 nazioni, si sono incontrati per presentare le loro ricerche che intersecano fisica ed economia. Ne abbiamo parlato con Tiziana Di Matteo del King’s College London (KCL), che nel 2014 per prima al mondo è stata nominata full professor of Econophysics.

Econophysics Colloquium 2021” ha visto la partecipazione di diverse personalità legate al mondo dell’Econofisica, esperti, scienziati e ricercatori, che si sono confrontati sulle principali tematiche correlate alla disciplina, come fisica, matematica, informatica, economia e statistica. Giunto alla XVI edizione, il convegno è stato organizzato dal King’s College London di Londra, dal Boston University Metropolitan College, dall’Aristotle University of Thessaloniki e dall’International Hellenic University.

Tra gli sponsor dell’evento, anche la rivista scientifica Physica A, di Elsevier. “Quest’anno si sono sollevate le voci di 13 speakers invitati – racconta Di Matteo – e durante le due giornate del convegno si sono succeduti anche 72 esperti che hanno esposto poster e presentazioni sull’argomento. Siamo molto contenti dell’affluenza che abbiamo registrato quest’anno. C’è stata anche una sessione speciale per l’80esimo compleanno di Gene Stanley, il co-fondatore dell’Econofisica insieme a Rosario Mantegna, uno dei nostri speaker. È stato un momento molto emozionante, con videomessaggi e filmati di auguri”.

Il Congresso è stato organizzato all’interno della conferenza CCS su sistemi complessi, la conferenza flagship della Complex system society. Tra i keynote speaker italiani anche Irene Giardina, dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc), Alessia Melegaro, dell’Università Bocconi, Daniela Paolotti, dell’ISI Foundation, Guido Caldarelli, della universita’ Venice Ca’ Foscari di Venezia e presidente uscente della Complex System Society, Luciano Pietronero presidente del Centro Ricerche Enrico Fermi (CREF) a Roma, Andrea Rapisarda, dell’Università di Catania, Michele Tumminello e Rosario Mantegna, entrambi dell’Università di Palermo e invited speakers italiani che lavorano all’estero come Rossella Arcucci al Data Science Institute dell’Imperial College London.

L’Econofisica – spiega Di Matteo – è una disciplina relativamente giovane, che si basa su poco più di 20 anni di ricerca, per cui ci sarebbero moltissimi aspetti da evidenziare e sottolineare. Volendo riassumerne i punti chiave, anzitutto credo sia fondamentale enfatizzare la rilevanza dei dati, che rappresentano il punto di partenza per ricerche sia teoriche che applicative. Ovunque vi sia un’informazione ci sono dati, che vanno raccolti, elaborati, filtrati, compresi e utilizzati. Per questo è importante usufruire di strumenti in grado di semplificare le operazioni di data analysis”.

L’econofisica utilizza e sviluppa le moderne tecniche di analisi dati per costruire modelli economici basati su una metodologia scientifica riconducibile alla fisica dei sistemi complessi, rigorosamente misurabili e testabili.

Dal convegno è emersa anche la centralità delle applicazioni di data science e machine learning – riporta Di Matteo – uno dei tanti campi che contribuirà a rivoluzionare il futuro dell’Econofisica. In poche parole, questa disciplina si propone di utilizzare tecniche attualmente legate alla fisica statistica in ambito socioeconomico, il che consente di ottenere risultati di un certo rilievo, applicabili anche ad altri domini. Per lo sviluppo economico di un paese, in particolare, è necessario analizzare il suo livello di competitività e le sue possibili linee di sviluppo, in modo da fornire ai principali stakeholder un’informazione consapevole e il più possibile scientifica. Questa scientificità è stata testata in dettaglio rispetto alla capacità di predire la crescita dei vari paesi”.

I modelli, continua l’esperta, devono essere realizzati in modo da descrivere i mercati finanziari e, quando possibile, effettuare previsioni. “Ovviamente – precisa – quando si parla di stime e previsioni bisogna sottolineare che non si tratta di certezze, per cui è necessario comprendere i limiti di queste applicazioni. Parafrasando il fisico danese Neils Bohr, ‘le previsioni sono davvero difficili, specialmente se riguardano il futuro’. Ad ogni modo, il panorama dei mercati finanziari è cambiato significativamente negli ultimi decenni, a causa della crescente complessità dei prodotti. Al contempo si è assistito a un aumento esponenziale dei data set. Ciò ha portato da a un lato a un aumento delle possibilità, e dall’altro alla necessità di scremare e filtrare queste grandi quantità di dati, in modo da estrapolare le informazioni rilevanti”.

Gli econofisici applicano principalmente metodi dalla fisica statistica, la fisica dei sistemi complessi e la scienza delle reti alla modellazione macro/microeconomica. I risultati delle indagini sono solitamente generali e possono essere applicati anche al di fuori del settore finanziario. Tra le principali cara tteristiche dell’Econofisica, in effetti, spiccano proprio l’elevato rigore scientifico, la precisione nelle analisi e nelle previsioni, la trasparenza e l’adattabilità. La ricercatrice sottolinea poi che la disciplina è caratterizzata da una significativa varietà di applicazioni, sia a livello nazionale che globale.

Grazie all’Econofisica e ad un suo ramo di ricerca rappresentato dall’Economic Fitness and Complexity (sviluppato a Roma al Centro Fermi) è possibile individuare specifiche opportunità di sviluppo industriale per le diverse regioni (e provincie) italiane – commenta ancora Di Matteo – questi metodi permettono una analisi dettagliata dello sviluppo delle Smart Cities che rappresentano il naturale contesto per uno sviluppo moderno e sostenibile. Attraverso l’analisi dei vari settori industriali si può inoltre prevedere con accuratezza l’impatto che le nuove produzioni o sviluppi industriali avranno sulla stabilità e competitività economica del paese. Studiando l’attuale stato della ricerca e dell’industria si possono determinare i campi tecnologici con il più elevato potenziale di ricaduta sul sistema industriale nel medio termine. L’Econofisica può rivelarsi utile anche allo sviluppo di tecniche volte alla transizione ecologica e alla Green economy. Attraverso le previsioni di sviluppo e crescita dei diversi settori, in differenti regioni, si possono infine prevedere quali profili professionali e competenze saranno richieste nel prossimo futuro. Anticipare le richieste del mercato del lavoro è di vitale importanza per adeguare il sistema educativo e la formazione professionale dei futuri protagonisti”.

Le prospettive sono ancora in divenire – conclude Di Matteo – siamo davvero soddisfatti dello stato dell’arte raggiunto attualmente. Ora guardiamo al futuro dell’Econofisica, alle prossime sfide e alle ricerche che speriamo possano contribuire a descrivere la complessità di una realtà tanto affascinante quanto dinamica”. (30Science.com)

Classe ’94, cresciuta a pane e fantascienza, laureata in Scienze della comunicazione, amante dei libri, dei gatti, del buon cibo, dei giochi da tavola e della maggior parte di ciò che è anche solo vagamente associato all’immaginario nerd. Collaboro con 30science dal gennaio 2020 e quest’anno ho ottenuto un assegno di ricerca presso l’ufficio stampa dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche. Se dovessi descrivermi con un aggettivo userei la parola ‘tenace’, che risulta un po’ più elegante della testardaggine che mi caratterizza da prima che imparassi a usare la voce per dar senso ai miei pensieri. Amo scrivere e disegnare, non riesco a essere ordinata, ma mi piace pensare che la mia famiglia e il mio principe azzurro abbiano imparato ad accettarlo. La top 3 dei miei sogni nel cassetto: imparare almeno una lingua straniera (il Klingon), guardare le stelle più da vicino (dal Tardis), pilotare un velivolo (il Millennium Falcon).
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